da Dragolab.it di Vil Von...( solo per oggi)
Buoi, corna, asini. 3° puntata. Con un rigore e una logica che ricordano molto la storia della trave e della pagliuzza, leggendo il mio intervento della settimana scorsa il buon Stefano Kurtz (ovvero “l’uomo-che-disprezzava-gli-pseudonimi”) si è scatenato come neanche uno Yorkshire in menopausa in una puntuta invettiva contro il sottoscritto.
Sulle prime, ci sono rimasto male, ho pianto anche un po’, mi son detto “ma dov’è che sbaglio? Perché non mi ama?”
Poi, mi è venuto il dubbio che, forse, il Disprezzatore di Pseudonimi semplicemente non aveva capito; che forse poverello era assente a lezione di comprensione del testo e poi si sa come vanno queste cose: il cane ti mangia il quaderno, tua nonna si ammala, perdi l’autobus… e insomma, va a finire che non capisci un cazzo, ma non è mica colpa tua.
E forse è così (altrimenti immagino che ci incontreremo in terapia di gruppo al C.I.M.?): infatti, in questo sproloquio chilometrico in cui si passano in rassegna tutta una serie di miei presunti misfatti – dalla instabilità mentale alla incapacità espressiva, dalla pochezza del “piottaro” che vuole rifilare i propri libri anche se non c’entrano niente con la mostra (sì, Drago tratta solo arte medievale, ma sai com’è, uno ci prova …) alla miseria del “rosicone” che batte i piedi perché non è stato interpellato e perché “lui ha fatto la mostra e io no gnègnè”, dalla vigliaccheria che mi costringe a usare pseudonimi alla mitomania (pare che io mi dica impropriamente portavoce di un movimento, per via del sottotitolo al sito della Drago), al ricatto, a… cos’altro? criminalità organizzata? Stupro? Furto con scasso? – non si fa menzione alcuna, se non in maniera piuttosto sconnessa, all’unico vero problema che sollevava il mio articoletto:
l’appropriazione (reato n.1), prima, e il plagio (reato n.2), poi, della immagine di Nick Walker. Stefanino, non è che voglio insistere, ma il problema è e rimane quello, anche qualora io fossi davvero il povero mentecatto che descrivi. Inizio e fine della storia.

E al netto della retorica da centro sociale (l’arte è libera, non è di nessuno, il Pueblo Unido e la Fata Turchina blablabla), magari è bene imparare – specie se di mestiere si fa il gallerista – ad affinare il senso delle priorità nella organizzazione di una mostra, in cui prima tutto viene il rispetto per gli artisti e per il loro lavoro e solo in ultima istanza si vanno a curare i dettagli dal corniciaio.

Se poi, alla luce dei nuovi fatti, ci volessimo mettere anche la diffamazione saremmo al reato n.3, ma non vorrei farti la testa con tutte queste nozioni nuove da imparare.
Facciamo che lascio perdere perché sono un vile e tu e il tuo cane dorm ano tranquilla mente.

“Vil Von” (pseudonimo nuovo nuovo, solo per te)
www.facebook.com/libri.drago

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Saturday, 10 December 2016
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