Un Fantasma si aggira per Roma – un fantasma che organizza mostre senza artisti. Ma non solo senza la presenza dell’artista, spesso e volentieri addirittura a sua insaputa. Puoi comprare qualche opera sul sito, alcune te le presta qualche amico collezionista, poi realizzi una limited edition di poche stampe numerate, sempre homemade, ed eccoci pronti per il vernissage. Per volare basso si può anche dire “la prima personale dell’artista a Roma” (è successo davvero), nonostante l’artista non abbia neppure mai visitato la città.

Questa “evoluzione ludica” del sistema culturale fa capire che il sic! (Sistema Indipendente della Cultura) qui a Roma, con le strane leggi non scritte che regolano il bon ton dell’arte, è un fenomeno seriamente a rischio.

Che le major o il SUC siano soliti trarre idee e linfa vitale dal sic è ormai cosa nota, avendolo io ripetuto fino all’esasperazione questo piccolo nodo oscuro del mercato dell’arte; il problema (se problema lo possiamo chiamare) è che forse il processo di cannibalismo ormai si è spinto troppo avanti.

Nella meravigliosa cornice di una politica culturale postfascista/berlusconiana, che ha trasformato il “modello” Roma nel “Deserto dei Tartari”, Roma si è appropriata della Street Art un po’ a modo suo, mettendo in atto un piano d’azione a metà fra la sfacciataggine mafiosa di Silvio e il postimperialismo molto simile all’idolatria che avvolge la figura di Francesco Totti.

Il movimento più impenetrabile e più orgoglioso del mondo a Roma viene omaggiato con ben due mostre. Contemporaneamente. Ma gli artisti coinvolti, purtroppo o per fortuna, non sono presenti e, forse, neppure lo sanno.

Mondo Bizzarro Gallery rende omaggio alla cultura della strada con una mostra di Shepard Fairey aka Obey e il relativo catalogo realizzato da Alberto Castelvecchi Editore. Ma per ora sorvoliamo.

Contemporaneamente una nuova galleria, la 999Gallery, presenta una collettiva con dei nomi a dir poco altisonanti tipo Banksy, Ben Eine, Space Invader (che se lo avesse saputo avrebbe chiesto di scrivere solo Invader) JR, Ben Eine e l’immancabile Shepard. Il tutto accompagnato da un bellissimo invito fatto da uno sconosciuto collettivo inglese chiamato Borderline che copia l’immagine chiave di Nick Walker.

Ma la storia è ancora più gustosa.

Quando sulla mia pagina facebook compare il link all’evento 999Gallery, subito Nick Walker, vedendo il suo lavoro esposto come locandina, subito mi ha contattato per chiedermi spiegazioni. Così ha fatto la redazione di DragoLab che, non conoscendo la mostra e il gallerista, si è subito mossa per chiedergli un’intervista. Dunque, l’antefatto è questo: l’immagine Vandalism non proviene da Nick Walker ma da un giovane collettivo ingaggiato dal gallerista per ideare logo e “mission” della mostra. Questi ragazzi però, in puro spirito romano post-adolescenziale, per ottimizzare e non spremere troppo le loro preziosissime meningi hanno pensato bene di copiare un’immagine vista sui muri di Londra piuttosto che idearne una così, su due piedi. Ma, anche questa volta, nomen omen: si sono auto proclamati Two Many Curators (prendendo spunto anche questa volta da una delle più famose coppie di djs al momento).

E non finisce qui. Venuto a conoscenza dell’appropriazione indebita (se pur non voluta) il gallerista di 999 ha cercato di mettersi in contatto con Nick Walker, che non ha raggiunto se non nelle vesti della sua agente (fatto non troppo strano, in quanto molti artisti affermati delegano a figure professionali queste beghe che poco hanno a che vedere con il loro effettivo lavoro). Comunque, l’agente ha soprasseduto sulla locandina, che poteva anche andare bene; la cosa che le premeva è che venissero distrutte le serigrafie e non vendute. Ma no! La reazione è stata inaspettata: il gallerista ha scritto una lettera aperta sul web il cui messaggio suonava presso a poco così: “chittesencula tu sei un vandalo e io pure, quindi ti rubo l’immagine e ci faccio quello che mi pare”. Bene.

Il vernissage è andato bene, gran successo di pubblico ma non un fiato di critica. Circa una settimana dopo però sono venuto a conoscenza di un piccolo ma curioso aneddoto: la serigrafia è stata sì venduta, ma lievemente modificata. Da “ <3andalism ” a “I <3andalize”. E allora cominciamo a vandalizzare!

Traiamo le somme o osserviamo lo stato dell’arte, che poi è la stessa cosa. Roma è diventata la galleria di e-bay in saldo, e ricorda tanto e tristemente quell’atmosfera da mercato nero post bellico. Il commentario di un Nick Walker allibito sulla galleria lo riporto (per par condicio) in versione integrale e in lingua: “First this. Gallery employ plagiarists to make the poster and print release then I have to answer some last to catch on gallerist’s email or he will write a bad story about me.What a joker! That’s my statement”.

Il successo della street art è sempre più evidente. Gli artisti da terroristi sono diventati Re, come dimostrano le due ultime pubblicazioni su Banksy (made in Italy, of course).

Grandi giocatori della scena mondiale hanno cominciato ormai da tempo ad aprirsi verso questo movimento, e non sempre (come sempre) nel rispetto delle regole. Importanti gallerie mettono sotto contratto i più quotati, e le compagnie pubblicitarie più all’avanguardia, nelle quali vengono impiegati più creativi di altre (vedi mercato dell’automobile e del lusso in generale), sono completamente dentro il mondo della Street. E non solo (ma anche) perché street significa strada.

Il problema a questo punto si palesa a livello qualitativo: la richiesta non soddisfa la domanda e il mondo della Street Art si sta popolando di sedicenti artisti che vengono inseriti in questo campo solo perché affiggono le loro opere sui muri. Il supporto non identifica lo stile, insegnavano una volta i vecchi baroni. Per cui gli eventi si moltiplicano su tutto il territorio e il livello qualitativo si abbassa in maniera proporzionale. Queste operazioni “quick fix” purtroppo stanno uccidendo l’unica avanguardia del momento. Che rischia di ridursi a un fenomeno da baraccone a suon di panini con la salsiccia e bancarelle di musica boliviana. Ma mi fermo ora. Sarà la strada che si ribellerà da sé. E i colpevoli ne pagheranno le conseguenze.

di Von Bin – da DRAGOlab.com
www.dragolab.com/en/news/posts/protocollo-fantasma

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Sunday, 11 December 2016
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