La figura della donna è sempre stata un’immagine potente, un mezzo ed un prodotto comunicativo forte e vincente in grado di racchiudere un universo poliedrico di simboli e valori.
Molto spesso i brand e le agenzie pubblicitarie si sono serviti del corpo e della mente femminile per realizzare le proprie campagne, chi per creare emozionanti storytelling e chi semplicemente per attirare l’attenzione, spesso in modo sleale e provocatorio.
La pubblicità è uno dei canali tramite cui una marca comunica, si racconta e si relaziona con il pubblico e molto spesso neanche ci rendiamo conto della “persuasione mediatica” che esercita su di noi e dell’influenza che ha sul nostro inconscio.
Troppo spesso la donna assume nelle pubblicità un ruolo negativo: sovente diventa una figura che diniega i propri diritti, complice di un mondo maschilista, a servizio della mercificazione del proprio essere.
Purtroppo molti brand credono ancora che questo tipo di comunicazione, ahimè in voga negli anni 50, sia ancora vincente e riesca a strappare un consenso o un sorriso.

La campagna #WomenNotObjects ci mostra in modo trasparente quante e quali siano le aziende che ancora oggi sfruttano l’immagine della donna come se fosse un oggetto, una merce esposta su un bancone pronta ad essere acquistata da chi offre qualche quattrino in più.
L’Agenzia newyorkese Badger & Winters ha realizzato un video che mostra gli esiti di una ricerca sul web: il 18 Novembre del 2015 googolando le parole “objectification of women” si è assistito a qualcosa di estremamente forte e sconcertante.



I risultati della ricerca per immagini hanno evidenziato come a quelle parole chiave fossero legati dei brand famosi e le loro pubblicità: pubblicità maschiliste, sessiste, fuori luogo ed umilianti.
Il video continua poi con il commento da parte di alcune donne sulle campagne emerse dalle ricerche web.
“Amo praticare sesso orale ad un sandwich”, afferma una ragazza mentre mostra una famosa campagna di Burger King; un’altra dice “amo dormire con uomini che non ricordano il mio nome” in riferimento alla pubblicità dei Post-it. Una donna svela che per fare breccia nel suo cuore ha bisogno di un uomo che profumi di vagina, condannando la pubblicità di Tom Ford.

Molte altre sono le donne che si uniscono alla campagna “We Are #WomenNotObjects”, denigrando l’utilizzo del corpo femminile come mezzo di una comunicazione di basso livello, che istiga alla ghettizzazione, all’abuso tanto fisico quanto intellettuale della figura femminile.
Il progetto #WomenNotObject si estende e rappresenta oggi una piattaforma di discussione dove vengono analizzate le conseguenze di una comunicazione basata sulla mercificazione della figura femminile e dove sono raccolti dati statistici sugli impatti sociologici del tema.
Un’iniziativa nobile, carica di etica e morale e pronta ad aprire gli occhi su una realtà talmente permeata nella società odierna che per molti passa ancora inosservata.

Per saperne di più visita il sito della campagna.

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Thursday, 08 December 2016
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