Saldi: questa parola magica che suona come una meravigliosa melodia per i fashion addicted, per i risparmiatori folli e per chi è nato con le “mani bucate”e non riesce a non spendere.
Siamo abituati ad aspettare con ansia quel periodo dell'anno, ci prepariamo con impazienza a sguinzagliare il portafoglio senza avvertire i sensi di colpa tipici del giorno dopo.
Ciò che ci attrae è il prodotto finale di cui valutiamo qualità, prezzo ed aspetto. Non ci soffermiamo a riflettere sul percorso che ha condotto quel pezzo in store, non ci interroghiamo sui processi produttivi e sul lavoro che c'è dietro le quinte.
E così, spesso, ci troviamo a sgranare gli occhi con stupore, quando leggiamo l'ennesima notizia della grande multinazionale che non tutela i lavoratori o che sfrutta i minori senza alcuna coscienza.



Secondo i dati dell'Unicef, “più di 150 milioni di bambini sono intrappolati in impieghi che mettono a rischio la loro salute mentale e fisica e li condannano ad una vita senza svago né istruzione.”
World Vision, un'organizzazione che opera nell'ambito dello sviluppo e della tutela di bambini e famiglie, ha espresso la propria indignazione verso lo sfruttamento minorile con una campagna molto originale.
World Vision Canada, nello specifico, con la collaborazione dell'agenzia KBS ha realizzato “No Child for Sale”, una vera e propria iniziativa pubblicitaria integrata, volta a condannare il lavoro infantile.
Lo slogan cita: “No child should ever be for sale” ed il payoff: “Join the fight to end child slavery”.
Le immagini ritraggono bambini dal volto afflitto alle prese con lavori umili ed estenuanti; ognuno ha un cartellino addosso su cui è indicato il prezzo del proprio abuso e, ancor peggio, è riportato il prezzo scontato della loro manodopera, della loro innocenza ormai perduta.
Per una sessantina di dollari puoi ottenere un bimbo di appena nove anni ed inclusi nel prezzo ci sono le sue abilità, più di 18 ore di fatica e la dignità di un bambino a cui è stata negata un'infanzia.






La pubblicità ha presidiato ogni mezzo di comunicazione: dalla tv, tramite degli spot pubblicitari, al mondo del web con dei veri e propri banner.
Lo scopo della campagna è stato quello di coinvolgere e sensibilizzare le persone a questo flagello della società ed invitare ad offrire una quota volontaria per contribuire a distruggere il fenomeno dello sfruttamento minorile nel mondo.

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Monday, 05 December 2016
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