Nei primi anni del '900 Edward Hopper mostrava con suoi dipinti attimi di vita reale e quotidiana dell’America d'inizio secolo, riproducendo ambienti esterni, strade di città fino ad arrivare a scene più intime in interni di case e locali. A popolare gli ambienti è quasi sempre un unico personaggio, una donna che, avvolta da atmosfere isolate e taciturne, appare alienata fisicamente ma ancora di più psicologicamente, come se vivesse in una realtà sospesa e distante che va ben oltre i confini del quadro.

Solitudine, malinconia, condizione e contraddizione umana si fondono con ambienti intimi e quotidiani. Il silenzio, elemento intangibile, sembra prendere forma e pervadere gli ambienti più isolati ma anche le situazioni affollate. Le opere, nonostante riproducano fedelmente luoghi esistenti e situazioni umili quanto verosimili, ci appaiono misteriose, irreali e a tratti inquitanti. Le inquadrature sono ricercate e insolite per l’epoca, le immagini, vengono tagliate da luci geometriche che definiscono gli spazi, esaltano le emozioni regalando un grande impatto emotivo.

Edward Hopper possedeva la grande capacità di rapprensentare in maniera poetica, evocativa ma umile scene di vita quotidiana con un approccio molto simile a quello della fotografia attuale che ripruduce la realtà ma la popola di atmosfere metafisiche.
La risposta di Richard Tuschman a queste affascinanti opere si intitola 'Hopper Meditations' ed è la serie fotografica in cui l'artista contemporaneo ricostruisce le opere del celebre pittore rendendole vive e ulteriormente attuali, ma sempre rispettando la natura intima, profonda, misteriosa e solitaria delle opere del pittore.



Utilizziamo non a caso il verbo 'ricostruire' per presentarvi il lavoro di Richard Tuschman in quanto la sua attività richiede un minuzioso processo di assemblaggio: il fotografo statunitente seleziona i dipinti da riprodurre, dopodichè realizza, rubando piccoli elementi di case delle bambole, diorami raffiguranti gli interni delle abitazioni in cui si svolgerà la scena.
Una volta ottenuto il giusto scatto della miniatura, il fotografo si appresta ad immortale le modelle in carne ed ossa. Alle giovani donne viene chiesto di imitare i soggetti dei quadri scelti al fine di trasmettere e rappresentare lo stessa sensazione di alienazione silenziosa, così psicologicamente convincente nei dipinti Hopperiani.



A questo punto il fotografo giunge alla fase di post produzione e grazie a Photoshop e alle sue capacità inserisce nello scatto del diorama la modella che posiziona e integra perfettamente nella miniatura ponendo grande attenzione alla luce e alle ombre per esaltare l'intensità e la drammaticità delle scene rappresentate.



Reinterpretare quadri di grandi artisti del passato in chiave fotografica permette di unire l'arte pittorica alle più moderte tecniche fotografiche, i soggetti in carne ed ossa ci avvicinano alle opere che ci appaiono attuali, vive e ci restituiscono un'effetto affascinante e unico che solo questo tipo di approccio può offrirci.





Edward Hopper non è l'unico pittore le cui opere hanno ispirato il lavoro di artisti contemporanei, in un precedente articolo vi abbiamo mostrato la rinascita moderna dei quadri di Klimt reinterpretati in chiave fotografica da Inge Prader in occasione del Life Ball, oggi vediamo la poesia di Hopper negli sguardi delle modelle scelte da Tuschman, quale celebre artista del passato rivivrà nella rivisitazione delle sue opere? Non possiamo far altro che aspettare deliziandoci nell'attesa con la serie 'Hopper Meditations'.

Per ulteriori informazioni e immagini, vi segnaliamo il sito web di Richard Tuschman.

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Tuesday, 06 December 2016
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