Nádia Maria ha 32 anni ed è una fotografa professionista che vive e lavora in Sud America. Nelle sue opere traspare un approccio molto “fisico” alla realtà, il corpo umano è sempre presente, spesso caratterizzato da tagli e ferite altre volte fuggevole e impalpabile, ma comunque ingombrante.

Sono opere profondamente intime ma anche metaforiche. Nulla è lasciato al caso ed ogni elemento ha un ruolo narrativo ben preciso all'interno della composizione. Come in un film horror in cui sangue e violenza spesso suggeriscono qualcos’altro e aggiungono valore alla trama, anche in questi lavori c'è qualcosa di nascosto: un significato assai più profondo si cela dietro ogni dettaglio che diventa archetipo per organizzare la conoscenza secondo modelli predeterminati innati.



Fotografare è per l'artista una terapia psicanalitica per liberarsi da un qualche sentimento ed esorcizzare un senso di oscurità e malinconia… Come le pagine di un diario segreto, la fotografia diventa la scrittura privata che l'artista utilizza per raccontarsi.

Anche negli scatti dove i corpi appaiono effimeri e fragili che quasi sembrano cercare riparo tra stelle luminose, trapela un certo lato oscuro evidente la dove volti sofferenti raccontano di corpi che sembrano venir trafitti da fasci di luci.



I suoi modelli sembrano usciti dall’esplosione di una antica supernova, dove luce, polvere, fuoco e corpo umano si fondono in entità celesti che mantengono le sembianze umane ma vengono immersi in nebulose eteree ed ambienti stellari.

Come se l'oscurità nascosta dentro ognuno di noi venisse fuori tramite un'esplosione di sentimenti, in questi scatti vediamo scoppi di luce e polveri dal carattere celeste dove la figura umana diventa incorporea, lasciando spazio alla voce dell'anima.

 

Tuesday, 17 October 2017
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