Due anni fa in questo giorno Lou Reed ci lasciava. Cantautore, chitarrista e poeta americano, un personaggio crudo e ironico allora stesso tempo. Nella sua lunga carriera musicale ha cantato e raccontato i bassifondi metropolitani, l'ambiguità umana, i torbidi abissi della droga e della deviazione sessuale, ma anche della complessità delle relazioni umane. Eccessi, controsensi e sentimenti che conosceva bene anche nella sua vita privata.
Divenne celebre con i Velvet Underground, fondati nella sua New York a metà anni sessanta insieme al musicista d'avanguardia John Cale. Dopo lo scioglimento del gruppo ha avviato una lunga e proficua carriera da solista.

Lou Reed ha raccontato la “sua” new york border-line non solo a parole ma anche in foto. Certo, siamo consapevoli che Lewis Allan Reed è passato alla storia per la musica, per il suo percorso artistico all'interno alla Factory di Andy Wharol e per i Velvet Underground ma ci piace ricordare anche il suo lato da artista visivo. Lou Reed, infatti, nella sua vita è stato anche un fotografo. La sua prima mostra fotografica dal titolo Lou Reed's New York è stata realizzata nel 2006 alla Steven Kasher gallery ed è stata "sigillata" in un libro con oltre 50 fotografie della città che è stata il fulcro del mondo creativo di Reed per decenni: New York appunto.

Per Lou Reed queste foto volevano essere una testimonianza sulla grande mela resa attraverso i cambiamenti di luce, dall'alba al tramonto, lungo le rive del fiume Hudson, quel fiume che per inciso separa Manhattan da Brooklyn. Ovvero il fiume che separa la "New York bene" dal wild side, il più popoloso e discusso quartiere di New York. Quelle realizzate da Lou Reed sono immagini profondamente personali che sono state scattate proprio dalle finestre dell'appartamento di Reed che affacciava sul fiume. Sono skylines molto virati sul blu e sui toni scuri, con colori saturi e paesaggi urbani. Sono prove di giochi di luci. Sono semplici ma forti.

Quando Lou Reed cantava Take a walk on the wild side, forse la sua canzone più celebre, parlava della vita nella Factory, dei personaggi trasgressivi e sessualmente ambigui che circolavano in quell'ambiente e nel brano vengono citati uno ad uno: Holly che viene da Miami in autostop attraverso gli USA, Andy che viene dall'isola e nella camera sul retro era la ragazza di tutti, Little Joe che non l'ha mai dato via gratis. A tutti loro Lou Reed intonava: Hey babe, take a walk on the wild side ovvero "ciao caro, fatti un giro nella parte selvaggia". 

Con la raccolta di foto Lou Reed's New York, Lou Reed ci ha veramente avvicinato al "wild side", come se non bastassero anni ed anni di strofe, rime e canzoni. Reed ha invitato tutti noi a fare un salto nella sua New York selvaggia questa volta raccontata in foto e non in musica. Ci piace pensare che la celebre strofa "Take a walk on the wild side" con questi scatti possa diventare "Take a look at the wild side".

Lou Reed ci ha lasciato molte cose: foto, parole, note e ritornelli indimenticabili, ma il lascito più grande è stata l'onesta con cui ha raccontato a tutti noi i lati oscuri di quello che è stato definito "l'angelo del male", se stesso.

 

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Saturday, 10 December 2016
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