Ellen Jantzen è una fotografa americana che parte da fotografie di paesaggi naturali, all'interno dei quali inserisce elementi grafici decomposti o linee sfocate. Ogni suo lavoro è molto personale e parte da esperienze vissute, paure o perdite. Ellen è maestra nel tradurre i suoi wonderings in manipolazione digitali. Ogni lavoro è una poesia, un percorso, un pezzo di vita dell'artista.

Ho intervistato Ellen e ho scoperto che la cosa più importante per capire il suo lavoro è racchiusa in questa sua frase: Il comune denominatore del mio lavoro è la connessione. Ognuno di noi ha la propria realtà, voglio toccare con mano altre realtà per aiutare a capire il mondo.

I lavori che hai fatto sono molto differenti tra loro, ma ho notato un minimo comune denominatore: la natura e i paesaggi sono i tuoi soggetti preferiti e l'essere umano non è quasi mai presente. C'è un motivo particolare?
Ritengo che tutti noi rispondiamo in modo primordiale all'ambiente. Dopo essermi trasferita nel Midwest degli Stati Uniti circa 6 anni fa per aiutare i miei genitori anziani, sono rimasta affascinata dai cambiamenti stagionali e dall'ambiente lussureggiante. Una volta che mio padre è scomparso e ci siamo trasferiti di nuovo ad ovest, questa volta a Santa Fe, New Mexico, sono rimasta colpita dalla natura desolata di questo posto e qui ho iniziato la mia ultima serie dal titolo "Coming Into Focus".
Ho usato la figura umana in un paio di serie, principalmente in Losing Reality e Reality of Loss, ma le figure sono state oscurate. Mi è piaciuto oscurare le persone in modo che l'osservatore potesse immaginare se stesso nella scena... attirando gli spettatori nell'immagine.

Da dove viene tutta questa passione per le strade, il cielo e gli alberi?
I percorsi e le strade hanno sempre avuto un certo fascino per me. Dove conducono? Da dove provengono? Come sono diventati così come sono?


Ho anche notato che hai una predilezione per le figure geometriche. Qual'è la loro funzione poetica o estetica all'interno della composizione?
La mia formazione inizialmente è stata in arti grafiche; in seguito ho conseguito una laurea in design della moda... in entrambi i campi le forme geometriche sono molto importanti, quindi suppongo che questo abbia influenzato la mia arte. Ho anche scritto poesie... non particolarmente belle, ma questa sensibilità ha plasmato il mio lavoro visivo. Mi piace pensare ai miei "pezzi" come poesie visive e per questo i titoli che attribuisco a ciascuna foto sono molto importanti. Ogni titolo può essere considerato una breve poesia. Approccio al lavoro come un'artista in generale piuttosto che come fotografa e basta... la composizione estetica è di primaria importanza.

Il lavoro di tuo marito Michael Jantzen, ha influenzato la tua arte?
Abbiamo sempre lavorato separatamente, ma condivido con lui il mio lavoro prima che chiunque altro lo veda. Abbiamo vivaci discussioni circa i meriti dei nostri lavori specifici. Sono abbastanza sicura che ci siamo influenzati a vicenda, ma non in modo diretto. L'influenza è più nella sensibilità visto che siamo entrambi interessati a creare un'opera che sembri nuova e innovativa.

Spesso nel tuo lavoro la perdita è un concetto ricorrente: perdite personali, la perdita di tuo padre, la perdita del tempo o le perdite catastrofiche. Cosa è per te una perdita?
Dopo aver perso mio padre, mia madre è morta poco dopo. Come figlia unica non avevo fratelli o sorelle per condividere il dolore, quindi ho riversato tutto il dolore nel mio lavoro. Mi piace l'idea di provare a visualizzare qualcosa che non è visivo come l'amore o l'abbandono. Il concetto di perdita è stato nella mia mente in tutti questi ultimi anni, quindi ho lasciato che questo sentimento influenzasse il mio lavoro. Le perdite catastrofiche di solito hanno un aspetto visivo; sono foto di guerra, di rovine, ecc. Io sono più interessata alle perdite personali.

 



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Saturday, 10 December 2016
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