Antichi templi nascosti come gemme in una giungla di cemento e acciaio, l’odore del dim sum e le lanterne rosse, lo sguardo degli anziani, i grattacieli avveniristici e i mercati notturni illuminati dai neon di una città che non dorme mai: nei miei sogni Hong Kong è da sempre tutto questo e molto di più, un ponte fra l’occidente del capitalismo sfrenato e l’Asia delle tradizioni millenarie, un luogo unico al mondo dove passato e futuro si intrecciano e si confondono.

E la realtà, ora lo posso dire, è che non mi sbagliavo di molto. Hong Kong è splendida e selvaggia, misteriosa quanto basta e affascinante come solo l’oriente sa essere. E’ difficile, a volte ruvida, eppure bellissima e seducente, capace di toglierti il fiato tanto con il tanfo dei suoi vicoli quanto con il profumo di incenso dei suoi luoghi sacri e nascosti. E soprattutto, è un set straordinario per chi come me ama, respira e vive di fotografia.

I colori, i volti, le luci e le ombre: l’unico limite è la fantasia, perché ogni quartiere, ogni fermata della MTR – la subway cittadina - è un mondo a se stante, e ha una storia da raccontare che aspetta solo di essere svelata.


Certo c’è il nuovo. I negozi di Gucci e Armani, le banche, i brand del lusso e i palazzi del potere economico che hanno invaso il centro, trasformando zone come Tsim Sha Tsui in enormi centri commerciali a cielo aperto, più simili a Dubai che a una città asiatica. Eppure anche fra i suoi vicoli, facendo lo slalom fra gli Starbucks è ancora possibile acquistare un flauto di bambù o imbattersi in gruppi di anziani giocatori di Xiangqi, un gioco solo in apparenza simile al Mahjong. O finire per caso nel mercato degli uccellini, in una zona della città dove si trovano soltanto negozi di fiori, persi fra tram strettissimi e artigiani che incidono timbri di marmo.              

Perché Hong Kong è una città dalla modernità violenta, dove il progresso e la ricchezza sono la regola, ma anche un luogo dove la tradizione e la storia sono ancora reali e tangibili, nascosti soltanto da un velo sottile e celati dietro ogni angolo. Ed è una città che ho amato fotografare, cercando di catturarne le mille anime differenti, passando dalle stazioni della metro alle corse dei cavalli, dalle tradizioni del Quing Ming - la festa dei morti cinese – alle strade affollate di Mong Kok.       




CARLO MOGIANI
Classe 1976, fotografo professionista, malato di viaggi, appassionato di cinema e arti visive, innamorato del rock e degli Stones. Nel 2002 contribuisce a dar vita a m2o Radio, tutt’ora la sua famiglia, e intraprende un percorso che lo porta a realizzare shooting e collaborare tutt’oggi con Radio Capital e Radio Deejay. Nel 2016 inaugura uno studio di ritratti fotografici a Roma, in zona Aventino, e comincia a curare ufficialmente l’immagine di m2o, realizzando per questa la sua prima campagna pubblicitaria nazionale ed esponendo a Milano i relativi scatti presso il Circolo Filologico Milanese. Negli ultimi due anni ha curato l’immagine del Teatro Parioli di Roma, scattato in Messico e Costarica per la linea di abbigliamento Jaguarundi e realizzato reportage per il National Geographic e La Repubblica documentando il Dia de Muertos in Michoacan, il Mardi Gras a New Orleans, il Loi Krathong in Thailandia e la tradizionale danza dei dervishi rotanti a Istanbul.   

 

Di Carlo Mogiani

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Monday, 16 July 2018
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