Guillaume Amat è un fotografo parigino che ama dedicarsi a progetti che producono narrazioni fotografiche, creando immagini che navigano tra il documentario e la poesia.

Tra i suoi progetti più interessanti possiamo trovare “Open Fields”, iniziata nel 2013, in cui l’idea centrale è la rappresentazione del paesaggio francese e della sua cattura attraverso uno specchio di 80x120 cm.
Guillame ha creato questa serie di fotografie che sfidano la prospettiva ed i confini esistenti: attraversando il suo paese con uno specchio al seguito e posizionandolo all'interno delle sue foto riesce a catturare l'ambiente posteriore alla posizione di scatto facendolo integrare con il soggetto.
Lo specchio diventa un frammento inserito nello spazio esistente che riflette il proprio controcampo, spezzando il paesaggio con immagini contrastanti e ricostruendolo fantasiosamente, attribuendo così alla fotografia una duplice lettura.

Amat concentra il suo lavoro sull'interpretazione del paesaggio visto fuori e dentro lo specchio, lavorando sul concetto di territorio come spazio.
Il risultato è una fotografia surreale che crea realtà differenti contenute in un’unica foto: frammenti di natura contenuti in scorci industriali, figure scure contrapposte a luoghi molto luminosi, edifici che appaiono nel vuoto del cielo.

Lo spazio rappresentato crea nuove percezioni, dando vita a paesaggi in cui le figure galleggiano al centro del “quadro”, sfocando i confini tra reale e finzione, tra realtà e invenzione.

Paul Wombel, curatore indipendente e scrittore, ha paragonato questa serie al mito greco di Orfeo ed Euridice dicendo: “Con l'uso della macchina fotografica e uno specchio Guillaume Amat ha creato immagini fotografiche che guardano contemporaneamente in avanti e indietro. Esse fanno credere di avere due paia di occhi, sia nella parte anteriore che posteriore della sua testa. Orfeo ne sarebbe stato colpito”.

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Saturday, 10 December 2016
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