Il progetto originario “Before I Die I Want To” nasce a New Orleans, dall'idea dell'artista Candy Chang che, dopo la perdita di un suo caro, decise di ricoprire l'esterno di una casa abbandonata con lavagne giganti, dando l'opportunità alle persone di scrivere con dei gessetti quale fosse il loro desiderio più grande prima di morire.
Chang invitava ad essere sinceri, a riflettere sui propri sogni e, indirettamente, anche sui propri rimpianti.
Molti aderirono all'iniziativa dell'artista e la casa di New Orleans divenne il primo di una lunga serie di progetti firmati: “Before I Die I Want To”.



Singolare è stato quello di Sofia Nunes e Angelo Valente, rispettivamente gerontologa e funzionario interno della casa di riposo “The Community of Gafanha do Carmo Centre”.
I due giovani nel 2015, hanno riproposto l'esperimento in Portogallo, spostando il focus sui sogni di alcuni dolci nonnini, ospiti di una struttura per anziani.
Con il supporto di una lavagnetta e di un gesso, hanno chiesto loro di scrivere in poche parole quale fosse il loro ultimo desiderio prima di morire.
L'input da cui partire per completare la frase era, come sempre, “Before I Die I Want To”.



Un incipit schietto, privo di retorica; una sorta di domanda implicita seccante e dura da digerire.
Ma ciò che scomoda la sensibilità non è la risposta in se' per se', è il processo razionale che vi è dietro.
Quando si è messi alle strette si è costretti a pensare, a ragionare; e se l'argomento in questione è la morte, o la porzione di vita che la precede, il nostro istinto da super giovani rimanda sempre a domani: oggi è troppo presto per parlarne.
Per dare una risposta alla fatidica “domanda”, però, è indispensabile la presa di coscienza dello scorrere del tempo, che noi giovani diamo per scontato essere sempre dalla nostra parte.
Mi torna in mente Vecchioni, che in una delle mie canzoni preferite canta: “La vita è così grande che quando sarai sul punto di morire, pianterai un ulivo convinto ancora di vederlo fiorire”.
Ma se il punto di vista da considerare è quello di un anziano, crolla la nostra irriverente convinzione. Un anziano di fronte ad uno specchio vede i suoi capelli bianchi, tocca il proprio volto segnato dalle rughe; un anziano sa che il tempo passa velocemente e sa che non sarà dalla sua parte ancora a lungo.



Per questo era necessario, secondo Angelo e Sofia, concentrarsi sul presente e, senza perdere altro tempo, sfruttare ogni secondo di questa esistenza, vivendola al massimo fino all'ultimo istante.
Quasi come un inno alla vita, il progetto dei due ragazzi ha dato voce ai desideri di tutti gli ospiti della casa di riposo che, dopo aver scritto il proprio sogno, sono stati immortalati in una foto dove stringono la loro lavagnetta.
L'album fotografico ci fa tuffare in una realtà tenera: i desideri sono tra i più disparati, ma sono tutti genuini.
Tra i più romantici c'è chi prima di morire vorrebbe ricevere un bacio sulle labbra e chi vorrebbe fare di nuovo l'amore; poi ci sono le nonnine più eccentriche: chi vuole tingersi di blu i capelli e chi vorrebbe esibirsi su un palco come una popstar. I più temerari vorrebbero volare o salire su una nave.
C'è poi chi non desidera altro che tornare nella propria città nativa o rivedere i propri nipotini.



Il “Centro Comunitário da Gafanha do Carmo”, è riuscito a realizzare i sogni di alcuni di questi vecchietti e non potrei descrivere meglio delle foto, la gioia sui loro volti.



© foto: Centro Comunitário da Gafanha do Carmo e brightside.

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Tuesday, 06 December 2016
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