Si può capire qualcosa di una persona, guardando nel suo piatto? Esiste una relazione tra i gusti alimentari e gli aspetti caratteriali di un individuo? Secondo Henry Hargreaves si, è possibile. Il fotografo neozelandese crede che ciò che mangiamo non racconti solo le nostre preferenze in fatto di cibo ma ci definisca in quanto esseri umani. È come se esistesse una sorta di chiave di lettura in grado di interpretare ciò che si è, partendo da ciò che si mangia. Da questa consapevolezza nasce No Seconds, uno dei progetti fotografici più rivoluzionari degli ultimi anni. Henry, ex modello

Credo che il brunch sia l’innovazione più glamour e soddisfacente a cui l’uomo del ventunesimo secolo potesse dar vita. In una quotidianità contaminata da anglicismi vari ed eventuali, neologismi e modi di dire prestati da terre straniere, brunch è la crasi che più mi piace.Nato dall’unione delle parole breakfast e lunch, rappresenta il momento in cui è troppo tardi per fare colazione ma troppo presto per pranzare; colma magistralmente la nostra voglia di dolce e quella di salato, celebra romantiche relazioni complicate come quella tra l’uovo e la marmellata, tra il bacon ed il ca

A volte credo che il cibo possieda una capacità di comunicazione che vada oltre a ogni ragione cognitiva, colpendo il secondo cervello dell'uomo: la pancia. A livello accademico i prodotti alimentari si introducono nella nostra vita presentandosi con diversi appellativi: il marketing parla di categoria di prodotto, di brand e di etichette nutrizionali. Diversi attori, poi, entrano in gioco: la pubblicità ci seduce, ci invoglia a consumare descrivendo le proprietà tangibili e valoriali dei differenti cibi, gli scaffali del supermercato li esibiscono con cura, tentando i clienti a riporli nel

Il cibo è diventato un argomento quasi ossessivo. Dal consumo alla comunicazione non dimenticando lo show business. E proprio su questa scia inarrestabile, abbiamo trovato un progetto fotografico originale e auto ironico. Si chiama MENU e nasce da una collaborazione eccellente tra Robbie Postma, capo chef della J. Walter Thompson di Amsterdam e il suo amico fotografo Robert Harrison. Il duo creativo-culinario presenta il progetto così: “Con questa serie vogliamo portare lo spettatore all'origine di un menu. Non servendo una buona pietanza su un piatto. Ma ingredienti crudi e non trasfor

“È più preziosa, per il genere umano, la scoperta di una nuova pietanza piuttosto che la scoperta di una nuova stella” affermava Anthelme Brillat-Savarin, politico e gastronomo francese noto, tra le altre cose, per i dolci aforismi che negli anni dedicò al cibo. Il verbo mangiare, nel tempo, si è caricato di molteplici valori e significati: da un’accezione prettamente funzionale che è quella della nutrizione alimentare, è diventato, per molti, un rito che si colloca sempre di più sul piano estetico e sociale, diventando forma d’arte e status symbol.Fonte d’ispirazione per pitt

Nasce a Los Angeles il museo del gelato: Museum of ice cream. Nonostante il nome bizzarro, questo posto è un museo a tutto gli effetti ma non è il solito museo, quindi non aspettatevi di trovare qui la "solita" retrospettiva su come sia nato il gelato o su come si prepara. Il gelato è solo un simbolo che ricorda i bei momenti, la felicità dei bambini, le uscite nel weekend, e l'arrivo della “bella stagione”, insomma è un significato traslato di “happyness”. Il museo del gelato è un'esposizione che serve a mettere allegria, stimolare l'immaginazione e unire le persone.

Anche l’occhio vuole la sua parte: un proverbio sempre verde, una sorta di pass par tou valido per contesti e situazioni differenti; l’occhio vuole la sua parte quando non lascia da parte l’estetica, quando non tralascia l’armonia e la bellezza nella valutazione globale di qualsiasi cosa, che si tratti di una persona o che si tratti di una pietanza culinaria.Oggi il mondo del food sta diventando sempre più fashion, sempre più eye catching ed innegabilmente sempre più social; il mondo del design entra in sintonia con quello culinario rendendo i piatti più belli da vedere e più acca

Matteo Stucchi è un pasticcere di Monza che realizza dolci elaboratissimi che riproducono mini mondi perfettamente operanti e operosi. Il suo tiramisù diventa una strada da asfaltare con tanto di gru che sparge il cacao come strato finale dell'opera, tre deliziosi profitterol vengono riempiti di crema con l’aiuto di una betoniera e tre muratori. Grazie al suo account Instagram @idolcidigulliver Matteo condivide con il mondo le foto del suo universo parallelo che si chiama Lilliput proprio come il  paese immaginario del  libro I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift. I suoi diorami di d

Un tempo al ristorante ti chiedevano se preferivi una cottura media o al sangue, ora ti potrebbero chiedere: "alta, media o bassa risoluzione?" Si, siamo dunque giunti nell'era dei ristoranti digitali, dove il cibo viene realizzato con una stampante 3D! Food Ink è un'esperienza gourmet in cui tutto il cibo, tutti gli utensili e tutti i mobili sono completamente prodotti con una stampante 3D. Tutto è iniziato a Londra lo scorso Luglio, dove per tre giorni (25, 26,27 Luglio) al 8 Walk in Storeditch, nel cuore del distretto creativo e hi-tech della città ha aperto un ristorante pop

Matija Erceg è una graphic designer di Vancouver che ha avuto l'idea di ricostruire con il cibo oggetti di uso quotidiano. I suo preferiti sono quelli hi-tech e su Instagram è conosciuta come @seriousdesign.Gli auricolari sono fatti di gamberetti, l'ipod di emmenthal e le cuffie di donuts.Mentre la maggior parte degli artisti che si cimentano in arte digitale con il cibo tentano di creare immagini appetitose, aggraziate ed ammiccanti, Matija Erceg crea immagini al limite del ripugnante, manipolando sapientemente gamberetti, petti di pollo, ciambelle o fette di salame. Il suo scopo è quello
Avanti