La colonna sonora di una sfilata è sempre importante. Quella scelta dal Direttore Creativo di Acne Studio, Jonny Johansson, stavolta lo è ancora di più. Tutti i brani ascoltati sono infatti dei Cramps, gruppo punk californiano adorato dal designer, e qui sta il punto: la loro presenza in passerella non si è limitata solo al suono, ma è penetrata anche tra gli abiti. Questo innesto della loro estetica, piuttosto forte, sullo stile del brand svedese ha così dato vita a un mix spiazzante ma d'impatto.


Arrivano dunque da lì i body e i pantaloni dalle dimensioni esagerate di vinile accoppiati ai lunghi gilet di mohair, i pull sottilissimi di maglina portati con gli scaldamuscoli, le tutine color carne maculate, i collant velati che cadono sulle gambe e i completi rigati e laminati a effetto ologramma. Su questa base Johnsson innesta poi i capispalla, vero pezzo forte del prêt-à-porter del brand, tutti giocati sui volumi esagerati, i materiali più corposi e la loro "componibilità". I piumini per esempio, tagliati per non ingolfare la figura e con un'allure quasi couture, sono dotati di bottoni automatici con cui drappeggiarli su top e pantaloni; stesso discorso per le notevoli boiler suit di pelle lavata (le si ritrova anche di lana spessa) dai profili "apribili" e per i soprabiti di vinile con le maniche fuori misura. Non è di sicuro una collezione per tutti, ma la portabilità di gran parte dei pezzi presentati è chiara, al di là dello choc visivo iniziale, e il mix funziona. Nota a parte per le cinture sagomate a spirale che restano come sospese attorno al corpo, mentre su scarpe e borse, troppo forzosamente d'avanguardia, è meglio sospendere il giudizio.

 

via D.repubblica

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Thursday, 08 December 2016
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