Oggi facciamo quattro chiacchiere con l’eroina anti-fashion: Annamaria Maisto.

Annamaria è una mamma, un’artista, una sognatrice e una Talent collector, il volto che si cela dietro #imnotafashionblog, nonché Creative Director e Co-Founder di Nouvelle Factory e Partner di FashionMafia®, brand emergente produttore di t-shirt.

Ciao Annamaria. Sei passata da #Imnotafashionblog a FashionMafia brand...

( ...piu che “passata” la mia filosofia o visione delle cose é un filo che collega me in primis con #imnotafashionblog, le rubriche omonime che ci sono su Gushmag.it e Black-flag.it, che tendono tutte ad essere connesse fra di loro anche se diverse per forma e tematiche e che si é estesa poi a quello che é il concept di Fashionmafia)



Partiamo dalla tua idea di fashion scounting: dove e come nasce questa passione che hai fatto diventare un lavoro?

Dopo anni non mi permetto ancora di chiamarlo lavoro, ho molto rispetto per i titoli ed un intolleranza all’uso della parola freelance, unito al fatto che ad oggi tutto ció che faccio a sostegno dei creativi e/o designer rimane #nofee continuo a definirla una passione.
Nasce tutto da un mio grandissimo difetto, una curiositá incontrollabile, che si trasforma in ricerca, una visione del bello non collegata al Nome, un’occhio attento ( dicono gli altri) per le piccole similitudini che mi fanno scartare qualunque cosa mi ricordi un immagine gia vista.
Credo che piu di tutto peró influisca il fatto di non essere un’addetta ai lavori, di avere un background artistico che mi porta ancora adesso a vedere la moda ed il design come forme espressive.
L’aver deciso di puntare tutto sull’impatto visivo creando quei collage che uniscono moda arte e design.

Come nasce FashionMafia?
Raccontaci tutto: il concept, il progetto, i tuoi collaboratori e il riscontro del pubblico.

FASHIONMAFIA é uno stato mentale, é innanzitutto un’idea piu che un prodotto, almeno io la vedo cosi, ma sono la “filosofa” del gruppo.
Nasce dall’unione di tre ragazzi, Io, Serena Leidi (blogger e prima “testimonial” del brand , a lei dobbiamo le nostre prime foto ufficiali) e Daniele Sabbatini, tre ragazzi che ad oggi non si sono mai ancora incontrati di persona, ma che grazie ai social si sono ritrovati a capire di avere una stessa visione su alcune tematiche, tre personalitá distinte con esperienze diverse, che hanno deciso di unirsi e, se da un lato io e Serena abbiamo scambiato negli anni pareri ed opinioni su un certo mondo in cui siamo entrate, dall’altra Daniele ( rappresentante di uno showroom del MUAM e giá possessore di una propria linea di t-shirt e felperia) ci ha dato materialmente la possibilitá di farlo, di esprimere un concetto indossandolo.

Abbiamo deciso di produrre con regole etiche per il rispetto dell’ambiente e dei lavoratori, utilizzando fornitori certificati e cotoni pregiati.
Ma abbiamo sopratutto deciso di staccarci da quelli che sono i metodi tradizionali di pubblicitá/vendita, non inviare (giusto per fare numero) ad esempio i capi a ragazze/i influencer, blogger e co. che farebbero le foto solo “per soldi” sminuendo di fatto tutto ció che c’é dietro il brand. scelta rischiosa in parte a livello di visibilitá ma che vi fa rendere conto di quanto si creda in un pensiero.
Il pubblico apprezza, sopratutto il concetto che lo stesso nome racchiude...



Cosa ti ha portato a pensare che il “sistema moda” è un sistema corrotto e mafioso? Quali sono le dinamiche che ti danno più fastidio?

Tasto dolente.
Diciamo che essendo atipica ho sempre messo in primo piano il rapporto fra me ed i creativi, il che mi ha portato nel tempo a non muovermi ne come un editrice ne come una blogger anche se forse faccio entrambe le cose, e quindi a non avere rapporti solo con i press office, non andare agli eventi, non accettare collaborazioni, ma puntare il tutto su uno scambio di opinioni con chi materialmente crea, va da se che molte delle confidenze fatte riguardano retroscena di un mondo in cui credo di non voler far parte, in cui il talento alle volte viene messo da parte, in cui come spesso ho detto nei miei post denuncia su #imnotafashionblog, ma anche in articoli scritti su altre piattaforme: “il Bello é il nuovo brutto, basta che sia d’Autore”.
Ma in primis che elogiare un prodotto sotto compenso non rende quel parere veritiero.
Di dinamiche ce ne sono troppe che ancora non comprendo, dinamiche che non vedono la colpa solo da un lato, in cui la Popolaritá data dai numeri non sempre indica qualitá, un sistema in cui non si dá il giusto valore ad idee e contenuti, in cui alle volte si grida alla scoperta del talento fatta dalla rivista patinata quando anni o mesi prima se ne era parlato.
Tanti piccoli episodi e tasselli che compongono il mosaico di una realtá che continuano a non piacermi.

Hai scelto un nome ostico per un progetto altrettanto difficile: mafia.

Questo termine esprime esattamente il tuo pensiero ma potrebbe anche dare un'immagine distorta del progetto e dell'Italia che all'estero è spesso vista come il Paese della mafia e basta. Non pensi che questo nome possa essere frainteso?
Come asserisce il mio socio Daniele Sabbatini: il nome scelto é sicuramnte di forte impatto.
E' ovvio che ci discostiamo da qualunque ammirazione o simpatia per quello che é la mafia vera e propria e approfittiamo se mai ce ne fosse il bisogno, di ripeterlo anche quí.
Ma proprio come le mafie che vanno contro le regole dello stato Noi vogliamo andare contro quelle che sono le regole ed il modo operandi presenti ora nel fashion system.
Come dice Annamaria questo marchio é piu un’idea che un prodotto.

Indossare la t-shirt con la scritta FASHIONMAFIA è una dichiarazione di intenti ben precisa. Vuoi raccontare al lettore cosa significa esattamente e con quale consapevolezza dovrebbe essere indossata?

Fashionmafia cerca di essere un incentivo a chi ha voglia di fare, a chi si scontra con un mondo operandi difficile da cambiare, a chi ha voglia di trovare strade differenti o a crearne di nuove.

Quali saranno gli sviluppi futuri? Per ora ci sono le magliette, cosa dobbiamo aspettarci a breve?

Sicuramente c’é la voglia di crescere ed ampliare la collezione, siamo tre persone creative ed abbiamo mille idee ma in primis ci teniamo a far conoscere la filosofia che racchiude il brand.

Ph. Errico Fabio Russo modella Maria Concetta Pincerno.

Per maggiori info:

www.instagram.com/fashionmafiaofficial
www.facebook.com/fashionmafiabrand

Il brand FashionMafia ci è stato presentato da Giorgia Valenti Beccaria PR, fashion PR e trend setter, che ringraziamo per la professionalità e il lavoro di ricerca ed alla quale ci affidiamo per selezionare e presentare brand di successo e nuovi talenti.

Friday, 15 December 2017
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