I loro poster realizzati con la tecnica dello stencil e i loro imponenti graffiti sui muri sono presenti in ogni parte di Roma e nelle principali città europee. Il grande Banksy, il più importante street artist del momento, ne ha pubblicamente riconosciuto il valore e li ha invitati al Can’s Festival di Londra.
Testimonial del concorso “Poster_42” organizzato da 42Below Vodka e dal magazine BUSTA e pionieri dello “stencil graffiti” in Italia…
Come avrete già capito, stiamo parlando di Sten & Lex, celebre coppia di street artist con base a Roma e la mente in tutto il mondo.
Dopo un periodo pop in cui hanno raffigurato icone dei b-movie come Bruce Lee e l’ispettore Callaghan, ora sono passati a ritrarre volti anonimi, prevalentemente Seventies, usando con originalità la tecnica dello stencil: nessuna ripetizione, dopo ogni opera la matrice viene distrutta.Ecco l’intervista che WhyModa ha fatto ai due writers grazie all’invito e al prezioso contributo di Martini & Rossi s.p.a. e BUSTA. (http://thecrew.blogosfere.it/2010/03/whymoda-incontra-sten-lex-lintervista-esclusiva-ai-due-artisti-pionieri-dello-stenci-graffiti-in-it.html)

WhyModa: “Tu sei una delle pochissime donne attive nello scenario street in Italia. In Europa com’è la situazione?”
Lex: “In Europa sono molte le donne che fanno street art, come la spagnola Miss Van, molto conosciuta. In America c’è Swoon, una delle più importanti in assoluto. In Italia credo ci siano tante ragazze che fanno street art, ma mancando di una passione forte non emergono come negli altri Paesi. Le donne che fanno questo tipo di lavori creativi per lo più sono illustratrici o hanno un altro background che non è quello della strada. Ma non credo che si possa generalizzare e dire che la street art è una cosa prettamente maschile, perché non è vero. Certo, è faticoso dipingere intere pareti e stare tutto il giorno su una scala traballante e c’è l’aspetto dell’illegalità che intimorisce. Spesso le donne sono un pò restie a ritrovarsi in certe situazioni…ma se lo vogliono è una cosa a cui possono tranquillamente dedicarsi, senza problemi“.

W: “Il writer è un pò nell’immaginario collettivo una figura solitaria. Come mai voi due avete unito le vostre forze creative?“
Lex: “In realtà, noi abbiamo iniziato a lavorare singolarmente, poi ci siamo conosciuti, insieme a Camaleonte, che è un altro street artist che condivide lo studio con noi qui a San Lorenzo (un quartiere di Roma vicino alla stazione Tiburtina, n.d.r.). All’inizio è nato un sodalizio artistico tra tutti e tre, abbiamo collaborato parecchie volte. Poi io e Sten abbiamo cominciato a fare una ricerca artistica comune, mentre Camaleonte si è specializzato nella tecnica dello stencil a più livelli, un modo di fare gli stencil riconosciuto, molto fotografico e meticoloso. Noi però preferiamo un’altra tecnica, questa del poster, che è a mezza tinta, con i punti che insieme, da lontano e da vicino, creano l’immagine.
È questa tecnica ad averci caratterizzato nel tempo ed è il motivo per cui poi abbiamo iniziato a collaborare sempre più spesso“.

W: “Avete frequentato scuole d’arte?”
Sten: “Nessuna scuola d’arte, con lo svantaggio di non avere una cultura approfondita, sia a livello di storia dell’arte che, soprattutto, di tecnica. Invidiamo chi sa disegnare a mano libera. Partendo da autodidatti, abbiamo dovuto inventarci noi come sviluppare la nostra tecnica.
Tra l’altro nelle scuole d’arte e nelle Accademie credo che lo stencil non venga neppure considerato. Noi, invece, la consideriamo quasi un’arte incisoria e contemporanea e, sebbene siamo affascinati nei nostri lavori anche da altre tecniche di stampa, lo stencil resta la nostra tecnica, quella che ci ha distinti, come anche il fatto di realizzare sempre ritratti“.
Lex “Abbiamo cominciato con i classici personaggi dei b-movies, ora cerchiamo di essere meno pop. Il nostro è un immaginario che va a ripescare personaggi del passato, anonimi, o piccole immaginette sacre, tutte cose che andiamo a ricercare nei mercatini, come a Porta Portese la domenica mattina, o che fanno parte di vecchie incisioni. Cose ormai dimenticate che poi vengono ingigantite e ritornano a farsi vedere in grandi dimensioni“.

W “Con quali criteri scegliete il muro su cui eseguire i vostri lavori? È una forma di appropriazione violenta e di valorizzazione del paesaggio urbano?“
Sten “Noi siamo sempre stati consapevoli che la nostra era un’arte imposta alla gente e, soprattutto, al cittadino, perché, a parte delle commissioni che abbiamo ricevuto, nessuno ci ha mai chiesto di fare quello che facciamo. A molti può anche dare fastidio. Sappiamo che è una cosa imposta. Dal nostro punto di vista pensiamo che magari quel dato muro è adatto alle nostre opere, però siamo consapevoli che a livello esterno non è così. Per una questione culturale: c’è chi non apprezza molto l’arte di strada e per una questione di gusto: a molta gente possono non piacere la nostra estetica e i nostri soggetti“.
Lex “La scelta del muro, in fin dei conti, è molto casuale. Se ci piace un luogo, ci attacchiamo sù una cosa. Ma se la scelta è casuale, i lavori, invece, sono fatti poi appositamente per quei luoghi. Ad esempio, camminando per Roma, capita che ci piaccia uno spazio e di conseguenza pensiamo specificatamente un lavoro sulle dimensioni di quello spazio in particolare, così com’è capitato al “Rising Love”, un locale di Testaccio (quartiere romano dall’effervescente movida notturna, n.d.r.) che aveva fuori un muro molto grande che ci piaceva parecchio, così abbiamo pensato di realizzare qualcosa di quelle dimensioni“.

W “Avete mai lavorato di giorno, non nella clandestinità della notte? E se sì, che effetto vi ha fatto?”
Lex “Ci sono tantissimi street artist che prediligono fare o attaccare le loro opere di giorno, convinti che sia più semplice e meno rischioso che farlo di notte. In effetti, già il fatto di andare di notte fa pensare che stai facendo una cosa in maniera illegale. Il poster del “Rising Love” l’abbiamo attaccato di giorno, di domenica mattina. C’erano i passanti che si fermavano e ci facevano i complimenti, dicendo: “Ma che bello, speriamo che non lo rovinino!”. Perché non è vero che la gente non apprezza la street art, spesso si orchestrano polemiche ad arte… Al “Rising Love”, oltre ai passanti, c’è capitato che si fermasse anche la Polizia a chiederci che cosa stavamo facendo. Quando gli abbiamo spiegato che era un’opera su carta, e comunque removibile, non hanno fatto storie. Perché temono più chi vandalizza di chi crea opere che possono piacere e armonizzarsi col contesto in generale.
E poi, in Europa e in America, quasi tutti i palazzi comunali o, comunque i luoghi in disuso, vengono fatti dipingere dagli artisti. In Italia, invece, manca questo tipo di cultura. O, almeno manca a Roma, perché Blu (altro celebre writer n.d.r.) ha dipinto in tutta Italia e non solo negli spazi autogestiti o nei centri sociali. Basterebbe arrivare a comprendere che si tratta di un lavoro artistico e non di semplice vandalismo…Vorremmo tanto avere grandi spazi da dipingere, magari anche su commissione dello stesso Comune, perché comunque le nostre opere sono sempre pensate in grande e di conseguenza quelle che vedete nelle gallerie sono fatte apposta per quegli spazi.
La tecnica è la stessa, ma i supporti diversi. Sei condizionato dalle dimensioni nell’opera che crei che, diciamo, alla fine non è mai pura al 100%. Inoltre, aumentano le pressioni del mondo dell’arte. Il fenomeno street art sembra che in Italia si sia scoperto negli ultimi cinque anni, quando c’è invece da un sacco di tempo. Oggi c’è molta attenzione in più e il mondo dell’arte vuole la street art in galleria. E c’è anche una voglia da parte delle istituzioni di farlo rientrare come ‘fenomeno artistico’. Un modo per istituzionalizzare il tuo lavoro…“.

Sten & Lex ci fanno capire che, comunque, alle gallerie sono interessati e ci parlano delle prossime esposizioni in programma a Parigi e Brooklyn, che sono “importanti perché ci permettono di far vedere la nostra arte all’estero, di avere un riconoscimento anche da un pubblico che non è solo italiano“.

W “Una volta che avete terminato l’opera in città per la strada e la firmate, a chi sentite che appartiene? A voi o alla città?”
Sten “È sempre un’opera nostra, però in uno spazio pubblico. Molto spesso, però, ci capita di guardare delle nostre opere vecchie di dieci anni fa, di quando abbiamo iniziato, se non con orrore, quasi…Quando diamo lo spray è come farsi un tatuaggio. Dopo qualche anno può non piacerti più…“.

W “E che fai in quel caso?”
Sten “Alla fine te lo tieni! Però il poster è più effimero, si deteriora facilmente. Con lui questo problema non c’è. Anche se, in fondo, noi vorremmo ricominciare a fare le cose direttamente sul muro, con lo spray. Le cose vecchie stanno un pò scomparendo, dobbiamo ricominciare…“.
Lex “Nella mostra che abbiamo inaugurato ieri 12 marzo abbiamo utilizzato una tecnica nuova, un nuovo modo di fare gli stencil, usando la carta. Di solito si usano diversi mezzi, come, appunto, la carta, ma anche pvc e materiali più resistenti. Perchè più è resistente il materiale, più lo stencil si può riprodurre varie volte.
Invece noi utilizziamo la carta ritagliata a stencil, la incolliamo, ci diamo la vernice sopra e subito dopo la rimuoviamo. Lo stencil impressiona l’immagine, però allo stesso modo viene distrutto e non c’è più traccia della matrice se non qualche residuo. È un’opera unica, non più riproducibile. Vorremmo provare a utilizzare questa tecnica anche in strada. Senza agire volontariamente sul deterioramento della carta, potremmo documentare come lentamente nasce la nostra opera. Sarebbe interessante vedere col tempo come, in base agli agenti atmosferici, la carta scompaia e piano piano lo stencil venga fuori dal muro…”.

Speriamo davvero che questo progetto, quasi di antropologia urbana, si realizzi.

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Monday, 05 December 2016
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