Parliamo oggi di Roy Lichtenstein, uno dei più grandi esponenti della Pop Art a stelle e strisce. Come molti di voi ben sapranno, nel bel mezzo degli anni sessanta il celebre pittore aveva avviato una sperimentazione sull’uso del retino tipografico, inventato nel 1878 da Benjamin Day, attuando una cesellatura manuale talmente accurata ed elaborata da rendere ogni opera simile ad una riproduzione meccanica.

Lichtenstein era solito utilizzare delle scene cannibalizzate dal mondo dei fumetti. Riviste, giornali, albi e pubblicazioni di vario genere, queste le fonti più utilizzate ed in seguito riproposte con grande successo su tela. Sebbene furono in molti a criticarlo in vita, la fama postuma di Lichtenstein non conosce limiti tanto che le sue opere hanno raggiunto in questi ultimi giorni delle quotazioni da capogiro. Il dipinto I Can See The Whole Room!… And There’s Nobody In It!, ad esempio è stato battuto all’asta da Christie’s agli inizi di novembre, raggiungendo la cifra record di 43 milioni di dollari.
Eppure anche la scena che caratterizza quel dipinto e stata copiata a piè pari da una striscia a fumetti, Lichtenstein si è guadagnato fama imperitura ma così non è stato per l’ignoto autore di quel fumetto.
Ebbene, finalmente qualcuno ha deciso di porre fine all’anonimato dei poveri cartoonists, scopiazzati dal grande pop artist.
Il nome di quest’uomo è David Barsalou. Negli ultimi 25 anni Barsalou ha sfogliato oltre 30.000 riviste di fumetti, alla ricerca dei veri autori delle scene utilizzate da Lichtenstein. In tutto questo tempo il coraggioso e puntiglioso David è riuscito a trovare i corrispettivi di ben 140 opere dell’artista americano. E’ quindi nato il progetto Deconstructing Roy Lichtenstein, un sito online dal 2000 dove le immagini a fumetti vengono affiancate alle ben più celebri opere pittoriche.


Ecco quindi che dietro il dipinto I Can See The Whole Room…And There’s Nobody In It! , si cela una tavola del cartoonist William Overgard, le cui opere non valgono di certo 43 milioni di dollari. Questo forse non cambierà niente all’interno della storia dell’arte contemporanea ma a volte è giusto dare a Cesare quel che è di Cesare.

Di Micol Di Veroli per ” Globartmag

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Monday, 05 December 2016
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