Yael Davids realizza performance statiche utilizzando quasi esclusivamente parti del corpo umano. L'artista Israeliana riesce a creare situazioni particolarmente espressive e dense di significato, incrociando barriere architettoniche e corpo umano.
Yael esplora il corpo umano e le sue diverse espressioni all'interno dello spazio, in contrapposizione con l'architettura, il mondo e gli oggetti in generale. Il suo lavoro è un'esplorazione in due direzioni: per se stessa, come artista e per lo spettatore, che in quei brandelli di corpi rivede se stesso.

 
Un muro attraversato da varchi in cui affiorano labbra, braccia e altri parti di corpo umano. Tavoli dove emergono teste o gambe. Yael Davids sperimenta le relazioni tra il corpo e la materia inerte, scegliendo per lo più oggetti familiari come sedie, tavoli e materassi. Questa continua ricerca ha portato alla realizzazione di installazioni avvincenti e bizzarre dove l'artista invita i partecipanti a strisciare sopra, sotto, o intorno agli oggetti, creando ad hoc condizioni alquanto complicate. Dietro oggetti e movimenti che sembrano di una semplicità disarmante si celano spesso inaspettati gradi di difficoltà che richiedono una destrezza e una flessibilità irraggiungibile per la maggior parte delle persone. In Nobody at Home Chair ad esempio una persona nuda, raccolta a riccio, giace capovolta sotto una sedia mentre le sue natiche fuoriescono dalla seduta. In un altro lavoro, Aquarium, un uomo si trova con la testa bloccata all'interno di un serbatoio pieno d'acqua. L'acqua fuoriesce lentamente attraverso l'apertura sul fondo fino a raggiunge il punto in cui la persona non può più respirare.



Le sfide messe in scena dall'artista sono la rivelazione dell'attimo in cui il corpo si rivela, nella sua unità biologica, franto, dissociato e limitato.

Attenzione! La visione di questi lavori è sconsigliata a tutti coloro che soffrono di claustrofobia!

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Saturday, 10 December 2016
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