L’artista spagnolo Silvestre Santiago, in arte Pejac, dopo aver terminato la sua formazione artistica all’Accademia d’Arte di Brera, a Milano, decide di allontanarsi dai contesti classici per scoprire ambienti più ‘ruvidi’ e reali come la strada, dove sceglie di esprimere sé stesso e la sua visione del mondo attraverso la street art.
Il contesto urbano gli permette di raggiungere con le sue opere il più alto numero di osservatori, anche coloro che non sono particolarmente inclini e sensibili all’arte. In questo modo, i messaggi celati nei suoi murales giungono realmente a chi quotidianamente vive la strada e le città e le sue problematiche. I suoi lavori sono così iniziati a comparire per le strade di numerose città come Mosca, Parigi, Istanbul, Londra e Milano.

Ciò che caratterizza le opere di Pejac sono trompe l’oeil, silhouette minimal e una provocazione sociale celata ma piena di verità che ci aiuta a comprendere le questioni politico-culturali e a riflettere sui problemi che affliggono il paesi in questione, il tutto rappresentato in maniera estremamente fine e poetica.
Immediato il richiamo allo stile concettuale di Banksy: entrambi scelgono di utilizzare figure essenziali e pochissimi colori, ottenendo un risultato di facile lettura dalla grande capacità di sintesi e comunicazione creativa. Spinto dalla passione per l’Asia, nel suo ultimo viaggio, visita Hong Kong, Seoul e Tokyo.

Durante questa esperienza, per lui profondamente intensa e toccante, ha modo di osservare la realtà orientale e ne coglie glorie e critiche per poi trasformarle in murales e istallazioni ricche di riferimenti culturali. Tokyo rappresentava la tappa del viaggio più attesa dall’artista. Gli abitanti del posto sono subito entrati nel cuore di Pejac che fa un elogio alle donne e al loro modo così premuroso e attento di prendersi cura della casa. Le rappresenta attraverso una silhouette femminile intenta nella pulizia dei pavimenti, e dal secchio con cui amorevolmente si accinge a lavarli fuoriesce "La grande onda di Kanagawa" di Hokusai intesa come piccola meraviglia quotidiana.

Molto più critica è invece l’istallazione realizzata nell’affollato quartiere di Shibuya: pinne di squalo con evidenti morsi umani emergono dai marciapiedi come denuncia all’eccessiva pesca allo squalo di cui i giapponesi detengono il primato. L’attenzione dei passanti è stata fortemente colpita; speriamo che oltre a fermarsi per guardare si siano anche fermati a riflettere.

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Saturday, 03 December 2016
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