Dietro il termine inglese to collect si apre un mondo di significati: alla lettera, questa parola vuol dire al tempo stesso, “raccimolare soldi”, “passare a prendere qualcuno”, “collezionare e accumulare cose per hobby”.
Anche se procediamo per immagini, esistono “raccolte” di ogni genere: la raccolta differenziata, la raccolta fondi, la raccolta punti, i punti di raccolta. Insomma, Collect è una parole dai mille usi, ma nessuno di questi indica esplicitamente qualcosa che ha a che fare con l’arte, almeno che non si parli dell'artista scultore Matteo Peretti. Figlio di un collezionista d’arte, Matteo ha fatto del verbo collezionare una vera e propria missione per creare opere d' Arte. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare un po' di più sul suo lavoro, partendo proprio dal termine To Collect.


Ciao Matteo! Che cosa vuol dire per te collezionare?

Normalmente il collezionismo è una necessità per completare il proprio ego. Collezionare arte significa implementare la propria cultura e il proprio sapere attraverso un oggetto. Più si approfondisce la conoscenza della materia, più si possiedono oggetti e più se ne desiderano altri per completare questo sapere e soddisfare il sogno umano di onniscienza. Nel mio caso invece,
più che collezionare, si tratta di recuperare, salvare e trasformare. Gli oggetti che colleziono sono fini a sé stessi,non aumentano la mia cultura ma la mia creatività, sono spunti e punti di partenza che utilizzo per parlare di argomenti a me cari: di conseguenza un qualunque oggetto, estrapolato dal proprio contesto, può potenzialmente divenire un’opera d’arte, un mezzo di discussione.

Quali sono questi argomenti a te cari di cui parli?

Nella mia carriera sono partito da un’idea di arte autoreferenziale quindi funzionale solo ad esprimere la propria natura, per giungere ad argomenti legati al contemporaneo, alla vita dell’uomo: in questo momento i temi sociali sono quelli che mi interessano maggiormente. Il concetto di recupero, nel quale si inserisce anche la pratica del collezionismo, si lega a questi temi sociali, in quanto il riciclaggio e il riutilizzo sono temi importanti nel discorso di
tutela ambientale. Ho creato opere sull’idea di libertà e di libero arbitrio e nelle mie ultime performance ho affrontato tematiche attuali come l’educazione ed il disagio giovanile.

A volte i tuoi lavori sembrano molto differenti l’uno dall’altro pur partendo dalla stessa idea. Potresti spiegarmi la differenza tra i bassorilievi e le sculture della serie Playground?

I bassorilievi, che io chiamo pannelli, sono incentrati sui meccanismi dell’attuale società consumistica e sul bombardamento mediatico. I vari elementi, di diversa entità, vengono assemblati e ricoperti da una spessa stesura di colore omogeneo; possiamo quindi dire che vengono omologati, analogamente a quanto la società tenta di fare con le persone. Il colore avvolge tutto e conforma le parti. Le sculture, anche se partonodall’assemblaggio di giocattoli e sono anch’esse principalmente monocrome, possiedono una loro particolare narrativa: se si guarda con attenzione si notano dei personaggi molto piccoli, in scala 1:90, che trasformano l’opera in una sorta di quinta teatrale su cui raccontare una storia.

Ci vuoi raccontare una di queste storie?

Non c’è una storia in particolare: queste sculture sono opere che si avvicinano alla mia serie di ritratti in miniatura, e sono quasi tutte incentrate sulle dinamiche dei rapporti sentimentali tra uomo e donna, come si può dedurre dai titoli: Accordo, Punti di vista, Incontro. Le sculture hanno una narrativa e diverse interpretazioni, mentre i pannelli hanno un carattere indipendente dove gli oggetti interagiscono tra loro per assonanza o per contrasto.


I colori che scegli per ricoprire tutto hanno un significato particolare?

Sono sempre colori primari, credo sia un retaggio che mi porto dietro dal mio periodo purista ai tempi dell’università quando creavo opere geometriche astratte impastando da solo terre e pigmenti per creare i miei colori a tempera. Le qualità proprie dei primari e la loro percezione rimangono un elemento importante.

Tra gli assemblaggi di Matteo ci sono alcuni lavori dove vengono mescolate insieme solo ed esclusivamente lettere in ordine sparso. Sentiamo dall’artista stesso cosa sono:

Il linguaggio è nato per comunicare: in altre parole, per spiegare il proprio pensiero e ottenere risposte dalle persone intorno a sé. La sensazione prevalente è che oggi invece il linguaggio venga utilizzato per altri fini, come raggiungere scopi personali, ingannare o semplicemente confondere. Da qui il titolo dell’opera Perifrasi, che significa giro di parole, ovvero parlare molto per dire poco o addirittura per circuire l’ascoltatore. L’opera, come il titolo, tenta di spiegare questa dinamica sociale e culturale legata allo spettacolo, all’informazione e alla politica. La mancanza di contenuti nei dialoghi rende il linguaggio pura retorica.

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Saturday, 10 December 2016
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