Martina Vanda è un'artista visuale, è un'illustratrice, pittrice e ceramista. I suoi lavori nascono dall'interesse per l’esperienza umana, con forti riferimenti alla dimensione femminile e alla quotidianità. Le sue sono immagini in cui rivedersi con ironia e autocritica. Martina lavora principalmente con il disegno, realizza libri d'artista e picture books, collage, ceramiche e dipinti. Un mix intuitivo e spontaneo di astratto e figurativo, gesti e segni, colori e bianco e nero. 

Ora qualche domanda...

Raccontaci perché hai scelto questo stile. E' stato un processo al quale sei arrivata piano piano o una scelta estetica fatta a priori?

Il bianco e nero con il quale lavoro dal 2016 è un punto di arrivo dopo 20 anni di esperienza nel disegno a tutto tondo (colore, collage, acquerelli e libri illustrati…). Ma è anche un ritorno alle origini perché il bianco e nero è stato il mio primo amore.

In questi nuovi lavori che ho chiamato Daily News, integro il figurativo, l’astratto e la scrittura. 

Si tratta di diversi livelli di ricerca e di lettura. Inserisco gli scarabocchi che nascono da ripensamenti o da errori ortografici. Infatti disegno di getto con china o acrilico, senza bozzetti previ o tracciati a matita.

Perché hai scelto il disegno?

Vedo il disegno come un mezzo rapido e spontaneo, che mi permette di proteggere l’intensità del gesto e l’integrità del pensiero, e di esplorare aspetti repressi della creatività. Insomma di riconnettermi con l’autentico e col primitivo.

Lo trovo un linguaggio semplice e diretto, che si avvicina alla cultura popolare urbana alla quale faccio riferimento o con la quale voglio comunicare.

Mi piace il disegno perché, anche quando non è in un libro, evoca o allude ad un senso del racconto e della narrazione.

Scelgo il disegno perché posso disegnare anche stando a letto. Inoltre è un mezzo poco teorizzato dagli storici dell’arte, ed essendo fuori dai riflettori dell’arte tout court, mi da un grande senso di libertà.

Una volta ho scritto questa cosa di cui mi vergogno perché suona un po’ troppo seria e solenne, ma che in fondo è vera: La mia vita è un’ode al disegno, e col disegno celebro la mia vita. Ti prego immaginaci accanto uno dei miei disegni con la tipa con il dito nel naso...

Hai vinto tanti premi e riconoscimenti, qual è stato quello più difficile da conquistare?

La mia prima selezione alla Mostra Illustratori di Bologna è stata nel 2011, dopo svariati anni consecutivi di tentativi andati a vuoto. Ma non avrei smesso di partecipare finché non mi avrebbero selezionato. Ogni anno miglioravo il tiro, crescevo artisticamente avvicinandomi sempre di più alla mia vera voce stilistica e diventavo più strategica nel capire cosa avrebbe potuto funzionare per entrare nella selezione. Quell’anno finalmente tirai fuori un lavoro bellissimo e assolutamente personale e quindi unico: Ménage a Deux. Poi mi hanno selezionato per altre 3 volte, sono entrata anche alla Biennale di Bratislava e altri concorsi, ho cominciato a pubblicare libri illustrati… finché non ho cominciato a dedicarmi a nuove sfide…

 

Quali sono i tuoi riferimenti letterari?

Leggo un po’ di tutto. Ma mi piacciono particolarmente i saggi e la poesia. Le droit à la paresse di Paul Lafargue è un manifesto politico che ha ispirato uno dei miei ultimi libri d’artista che ho intitolato appunto Mon droit à la paresse. In passato ho usato molto il racconto popolare russo Vasilisa e la Baba Jaga come spunto per elaborare dei disegni perlopiù astratti che rimandassero al senso del viaggio iniziatico, dell’apprendimento e della conoscenza di se stessi. Di conseguenza, recentemente ho ripreso in mano i vecchi libri di grammatica russa del liceo. Vorrei fare un libro sulla difficoltà di imparare una lingua con un alfabeto diverso dal nostro.

Quanto incidono le tue esperienze personali nei tuoi disegni?

Beh, questi lavori in bianco e nero, Daily News (doveva essere un titolo provvisorio, ma non l’ho più cambiato) attingono chiaramente dal mio vissuto. Cerco di cogliere quei pensieri nascosti che spesso passano in sordina durante il giorno, e li restituisco attraverso il disegno e la scrittura, accogliendo anche gli errori, i ripensamenti ed espandendo così il mio vocabolario grafico. Uso molto la figura umana perché ho praticato molti sport, anche a livello agonistico, che mi hanno portato ad una consapevolezza del corpo e del movimento che mi porto inevitabilmente nell’arte. Ora pattino sul ghiaccio e ho appena chiuso un nuovo libro sul pattinaggio! Ho studiato lingue, latino inglese francese e russo, ed ho vissuto all’estero. Quindi anche il linguaggio e la problematica della traduzione e dell’essere capiti e fraintesi sono un ulteriore livello di gioco e ricerca nei miei lavori. Io lo chiamo “il mio lost in translation”.

Parliamo ora dei tuoi ultimi lavori, gli apprezzatissimi libretti. Raccontaci del loro successo e del loro valore narrativo.

I miei LIBRI e i miei TACCUINI, sono tutti in vendita presso diversi posti, tra cui il Bookshop del Museo Macro, del PalaExpo, del Maxxi, presso la FoX gallery, all’Affiche di Milano e tra poco alla PrintedMatter ink di New York.

I libri hanno l’aspetto delle Fanzine. Ma sono dei libri d’artista. Con questi disegni Daily News a china, che sforno quotidianamente dal 2016, creo dei libretti su tematiche diverse. Sono delle composizioni libere su temi liberi. Il libro mi permette di aggiungere un ulteriore livello di ricerca ai singoli disegni. E di giocare in modo libero con il senso del ritmo e della narrazione. Mi diverto tantissimo! Ho pubblicato 8 titoli fin’ora. Hanno molto successo e non me lo aspettavo. Le persone che mi scrivono dicono di ritrovarsi molto nei singoli disegni e pensieri; cercano un arte che parli a loro, di loro, e che trasmetta gioco e libertà espressiva. Dillo con parole tue è molto apprezzato dagli artisti perché parla del fatidico blocco dell’artista, e delle comuni angosce e paure che assalgono inevitabilmente durante il percorso dell’artista. I Taccuini invece sono dei quaderni autoprodotti che hanno copertina e retrocopertina illustrata con questi disegni in b/n, e 60 pagine bianche all’interno. Nei bookshop ci sono sempre 30/40 copertine diverse perché vorrei che le persone si divertano a scegliere quella che preferiscono. Ogni sei mesi aggiungo delle nuove copertine!

 
 
 
mercoledì, 28 ottobre 2020
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