Di interrogativi ne vengono tanti visitando la mostra ospitata a Roma dalle Officine Farneto, gli ex magazzini di casermaggio del Foro Italico. In giro per la città vi sarà certamente capitato di imbattervi nelle pubblicità di questa esposizione più unica che rara, che definire mostra sembra quantomeno scorretto. Nell’immagine della locandina, un uomo còlto nell’atto di correre. Un dettaglio: è senza pelle.

Partita dieci giorni fa in una delle location più in della Capitale, dove resterà fino al 12 febbraio 2012, l’esposizione si chiama Body Worlds. Il vero mondo del corpo umano e mette sotto gli occhi dei visitatori il lavoro certosino dell’anatomopatologo Gunther Von Hagens, cui è stato spesso dato il poco rassicurante appellativo di Dottor Morte. Immaginate di entrare nel laboratorio di un anatomista del Cinquecento, perché agli studi di Andrea Vesalio (l’autore del De humani corporis fabrica) il nostro artista si è ispirato per porre i corpi plastinati in pose dinamiche. Per merito (o per colpa, a seconda dei punti di vista) di Von Hagens, che ha inventato e brevettato nel 1977 la plastinazione, tecnica che permette di conservare tessuti e organi sostituendo ai liquidi corporei polimeri di silicone, sarà possibile vedere circa 200 autentici campioni di corpo umano, organi (sani e malati) e sezioni di organi, più 20 corpi interi, esposti nelle posizioni più diverse (Il chitarrista, L’ammiraglio, Lo staffettista, un trittico per Il tennista, e anche La nuotarice, segata in due), per far capire allo spettatore il funzionamento interno di muscoli, tendini, sistema circolatorio e neurovegetativo. E’ stata Angelina Whalley, ideatrice e organizzatrice delle esposizioni dal 1995, e direttrice dell’Istituto di plastinazione, ad introdurre come schema espositivo la comparazione di organi sani e organi malati.

Von Hagens sostiene che il suo lavoro «ha contribuito in maniera sostanziale a determinare nel pubblico una nuova consapevolezza del proprio corpo e a sensibilizzarlo attivamente sul tema della donazione di sangue e di organi per salvare altre vite umane», e qui la polemica si è scatenata. La visione dei corpi plastinati suggerisce emozioni diverse, e dubbi etici circa la necessità (o l’urgenza artistica) di esporre cadaveri sezionati e martoriati per mostrare allo studente di medicina come al curioso il nostro funzionamento, nei minimi dettagli. Osservare, però, il percorso del feto dalla prima all’ultima settimana con la consapevolezza che la vita che siamo osservando è rimasta in potenza non è uno spettacolo per tutti.
«L’esposizione è focalizzata sul miracolo del corpo umano e non sui privati destini personali», spiegano le didascalie che accompagnano l’esposizione, ma è difficile non pensare cosa abbia spinto i 13 mila donatori a firmare per lasciare il loro corpo all’Institute for Plastination di Heidelberg. Perché non si tratta semplicemente di offrire inesplorate opportunità alla scienza, o di dare la possibilità di sopravvivere donando i propri organi per un trapianto. Questi corpi appartengono a persone che hanno consapevolmente accettato di essere messe sotto l’osservazione di studenti, medici, sportivi e spettatori attoniti. Anche la Speme, Ultima Dea, fugge i sepolcri, come diceva Foscolo. Ma ad Heidelberg è forse il sonno della morte è men duro?

Von Hagens sostiene che «la morte è un fatto normale, è parte della vita. E’ la vita ad essere eccezionale», e questa mostra dovrebbe ricordarci sia che dobbiamo prenderci cura di questo meccanismo (che visto dall’interno è stupefacente e terribilmente delicato), sia dell’importanza di consegnare il nostro corpo alla scienza. Le statistiche dicono che Body Worlds in questo senso fa centro.

Un’opera dell’artista britannico Damien Hirst (quello che mette in formalina animali con un processo di mummificazione che ricorda la plastinazione) si chiama The Physical Impossibility Of Death In the Mind Of Someone Living (ovvero, L’impossibilità fisica della morte nella mente di un vivo): ecco, se state cercando di visualizzare cosa ne sarà di voi, qui avete molto da vedere. Insomma, un evento per molti ma non per tutti, anche se dalla prima esposizione, in Giappone nel 1995, ad oggi, oltre 33 milioni di persone in più di sessanta città hanno visto i corpi di Von Hagens e a quanto pare i feedback sono per lo più positivi. Prendere posizione nel dibattito etico sull’esposizione di cadaveri (Interesse scientifico? Corpo umano come oggetto artistico? O piuttosto voyeurismo e addirittura necrofilia?) è una questione complicata, lasciamo pertanto alla sensibilità di ogni spettatore il giudizio.

Il Dottor Morte scioglie ogni dubbio così: «L’esposizione Body Worlds è un luogo destinato alla divulgazione e alla riflessione intima, un luogo dedicato all’autoconsapevolezza filosofica e religiosa. Non è un cimitero illegale, né un salone di bellezza post mortem. Mostra il corpo quale miglior rappresentante dell’anima, che si porge al visitatore di mentalità aperta».

di Paola Polidoro per "Romagiornoenotte".

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Tuesday, 06 December 2016
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