Di progetti nazionali di creatività urbana ce ne sono stati diversi in questi ultimi anni, anche se l’Italia non è certo all’avanguardia come la Germania, la Francia, l’Olanda e gli Stati Uniti dove i graffiti sono nati, ma quello inaugurato a fine giugno da Smemoranda è il primo ideato e promosso da un marchio commerciale (se pure sui generis come Smemo) in collaborazione con le ACU – Associazioni per la Creatività Urbana, una rete giovane ma evoluta, presente in tutto il Paese, che ha colmato con la forza del network un gap che è anzitutto di tipo culturale.

Fare creatività urbana significa dare spazio – non metaforico! – alla libera espressione giovanile, alla riqualificazione urbana, al valore dell’arte di strada legale, autorizzata, contro il vandalismo che deturpa le città. Significa promuovere temi di interesse collettivo attraverso un linguaggio e un’estetica non riconducibili a canoni critici convenzionali. Significa anche ripensare lo spazio pubblico come occasione di comunicazione, fruizione e confronto.
Questi gli obiettivi principali di un progetto che Smemo ha arricchito di contenuti propri, anche grazie al talento di otto giovani artisti che guai a chiamarli graffitisti! Writer, tanto per cominciare. Cresciuti a quella dura scuola che solo chi ha frequentato la street art sa così complessa, orgogliosa, intransigente con chi pretende spazio, indulgente e rispettosa con chi dimostra di avere i numeri, cioè tecnica, originalità e rispetto per il lavoro dei “colleghi”.

Siamo lontani dal vandalo che imbratta nottetempo il palazzo storico: writer del calibro di Nais, Pao, Willow, Gianluca Zeus 40 Caputo e Luigi Rota Russo, Agostino Iacurci, Diego Mister Thoms Della Posta, Fijodor – questi i giovani che hanno preso parte al Progetto Smemo per la creatività urbana – sono artisti che spaziano dall’illustrazione editoriale ai murales,
dall’incisione alla scenografia, che hanno integrato l’esperienza con la graffiti art con una solida preparazione tecnica, non solo autodidatta. Molti provengono dalle accademie d’arte, girano il mondo, partecipano a rassegne, contest, festival internazionali, aggiudicandosi premi prestigiosi anche se non così noti al “grande pubblico”.

Curioso paradosso se, tra tutte, l’arte di strada è quella che più si presta a una fruizione collettiva, nient’affatto riservata alle élite culturali ed economiche delle gallerie d’arte e anzi aperta a contaminazioni, letture, partecipazioni che ripudiano vincoli di genere, status e appartenenza.
Smemoranda ha ideato e promosso questo primo progetto nazionale collaborando attivamente con le ACU e con gli artisti, proponendo loro uno stimolo – quello a sognare e a rappresentare una realtà diversa, unico collegamento concettuale con la nuova edizione del diario scolastico dedicata al tema del sogno – e lasciando nel contempo la massima libertà espressiva, oltre che spazio esclusivo di firma: Smemo c’è ma non si vede!



da mktgcafe.blogspot.it/

loading...
Saturday, 03 December 2016
Back to Top