Ho già parlato in passato di Toni Spyra, artista che ama giocare con gli oggetti di uso quotidiano: li prende, li smonta, li mischia tra loro e ne tira fuori un mashup stravolgendone l'utilizzo primario e creando per ogni assurda opera una doppia chiave di lettura.
Toni ha concesso ad Urban Contest un'intervista esclusiva, eccola servita.

Yo! Spiegaci in un’unica frase chi sei, cosa fai e cosa vuoi.
Sono Toni Spyra, artista tedesco che vive e lavora a Vienna, in Austria, e voglio essere libero.

Ti definisci un artista urbano, un artista e basta o che cosa?
Credo che artista urbano sia il termine giusto per le mie opere d'arte. Anche quando lavoro sullo studio degli oggetti le mie ispirazioni hanno sempre un background urbano.




Negli ultimi anni i tuoi lavori stanno facendo il giro del mondo: qual è il tuo pensiero in merito al fattore della viralità? È una cosa accessoria o può essere un fattore importante per affermarsi?
Gli interventi urbani e l'arte di strada in generale oggi sono la fetta più grande dell'arte contemporanea. La viralità di un'opera, che sia per mezzo di una foto o un video, permette di farla arrivare al pubblico e agli altri artisti in tutto il mondo.
E' sicuramente un fattore necessario per fare e farsi pubblicità, come ad esempio per promuovere un'esposizione o un festival.

Una parte importante del tuo progetto è la capacità di alterare, trasformare e reinterpretare oggetti di uso quotidiano. Ci racconti come nascono questi lavori? Sono illuminazioni momentanee o partono da un processo più elaborato?
Credo che la ricetta delle mie opere d'arte è un mix di processi elaborati e coincidenze.
Il mio processo elaborato è la ricerca di argomenti specifici che mi infastidiscono e che voglio trattare, oltre la ricerca di materiali, forme, oggetti e soluzioni per la realizzazione.
Le coincidenze avvengono quando noto uno spot o una location che si inserisce perfettamente in un'idea già esistente. Questo più o meno è il modo in cui nascono i miei progetti.

Tre artisti che ammiri?
Biancoshock
Reinhard Gupfinger
Sebastian Herzau


E' dura vivere di arte di questi tempi?
Certo che lo è. Soprattutto vivere di arte urbana. Se non sei chiamato per un nuovo evento almeno una volta al mese potresti avere qualche problema di soldi. Io non ho bisogno di molto. Ho tagliato tutte le mie spese al minimo. Questo rende più facile per me vivere della mia arte.
"Se veramente vuoi fare qualcosa, troverai il modo, se invece non vuoi, troverai una scusa" - Jim Rohn.

Tre cose che ti piacciono da comune “essere umano”, al di fuori dell’arte.
La cucina, dormire, le montagne.

Nelle interviste si chiede sempre: “Come hai iniziato?” Noi siamo curiosi di sapere se hai mai pensato a come finirai… vedi un punto di arrivo per il tuo progetto?
Non mi pongo questo tipo di domande. Mi sto godendo il mio status quo come artista e voglio crescere con ogni nuovo progetto. Non voglio prefissarmi un obiettivo. Il processo è molto più interessante del risultato o del punto di arrivo.
Mi capita spesso di improvvisare durante la realizzazione di un progetto. Mi piace essere flessibile e reattivo nei confronti dell'ambiente, dei materiali e del significato del risultato finale. E' difficile dire che cosa accadrà l'anno prossimo, quindi mi godo progetto per progetto. Un artista è sempre in lavorazione.

Aspettiamo un tuo intervento qui in Italia. Hai già idee?
Mi fa sempre piacere venire in Italia. Amo la gente, la diversità dei paesaggi e la periferia grezza della città. Mi sento sempre bene quando sto facendo qualcosa sotto la bandiera italiana, spero di tornarci presto. Ci sono già alcune mie opere minori a Firenze, Elba e Genova.
Sinceramente sto pensando a un progetto con il mio socio Fra (Biancoshock): sarebbe bello fare qualcosa insieme in Italia.



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Monday, 05 December 2016
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