In Siria si muore anche per un murales. I graffiti realizzati con vernice spray sono diventati una delle forme di espressione e comunicazione più amata dai ribelli che si oppongono al presidente Bashar al Assad. E quel regime che provano ad abbattere ha intenzione di reprimere quanto più possibile quella particolare forma di arte.REGIME CONTRO I WRITER – Sono partite anche da lì, dalla repressione innescata da un murales, le violente proteste degli insorti. Era il mese di marzo del 2011, le forze governative a Daraa arrestarono e torturarono brutalmente un gruppo di ragazzi che si erano dedicati alla pittura su una parete pubblica. E’ da allora che i graffiti sono diventati per l’opposizione siriana molto più di un atto simbolico. Il 29 aprile il writer Zahra Hatem Nour, attivista di Damasco di 23 anni, è stato ucciso. Prima di lui, nel luglio 2011, ha perso la vita Mohammed Rateb, un ragazzo di Homs. Nour era soprannominato “l’uomo spray”, e non era certamente l’unico autore di graffiti in circolazione. Era sicuramente il più conosciuto, uno di quei personaggi di cui parlano anche i bambini, misterioso e affascinante, icona di un artista che piomba all’improvviso in un luogo , dipinge e scompare prima di poter smettere.

VOGLIA DI LIBERTA’ – Oggi lo ricordano tutti gli altri ragazzi che seguono la sua opera. Ad esempio Shanin, giornalista di 28 anni di Damasco rifugiato a Beirut, che al giornale El Mundo dice di aver imparato a dipingere proprio all’inizio della rivoluzione siriana. O un altro attivista della capitale figguto a Beirut, AG, 26 anni, che racconta come i ragazzi dei graffiti non abbiano nulla a che fare con l’arte ma hanno imparato dai loro amici o da Internet. I writer di Siria hanno fortemente migliorato le loor capacità organizzative, lavorano in piccoli gruppi, si coordinano via telefono cellulare. A Damasco le opere sono oramai più di 100. All’inizio, per fare in fretta, si usavano dei modelli. Una sorta di tecnica per gli stencil. Gli artisti, oggi, riescono anche a raggirare i limiti governativi all’acquisto di bombolette, consentito solo con la carta di identità. Ricorrono a psruzzi per irrigare, gonfiatori per le biciclette, o semplicemente bottiglie. Un ulteriore piccolo grande segnale della voglia di libertà.

www.giornalettismo.com/archives/299100/il-paese-dove-si-uccidono-i-graffitari

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Saturday, 10 December 2016
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