I viaggiatori che ogni giorno si spostano, in treno o in auto, sulla direttrice Salerno-Reggio Calabria - passaggio obbligato che collega il Nord e il Sud del Paese - guardano con meraviglia i nove murales che campeggiano su un'ampia facciata dello stabilimento salernitano delle Arti Grafiche Boccia Spa, eccellenza dell'industria tipografica italiana, e non solo.
Il leit motiv è la B: dapprima stilizzata ed eterea, la lettera dell'alfabeto, simbolo dell'azienda, fa un vero e proprio percorso evolutivo, da una visione più grafica e passando da rimandi alla storia figurata dell'arte tipografica, fino all'immagine finale, realistica, di una donna che si sta tatuando una B sul petto. Il rincorrersi dei murales attira l'attenzione dei visitatori e dei passanti sull'ultimo capannone rilevato dall'azienda, nel quale sono presenti impianti innovativi e prime installazioni in Europa, per la stampa di quotidiani, riviste, cataloghi, stampati, etichette e volantini per la grande distribuzione organizzata.

Le stesse figure, dipinte in un secondo momento dagli stessi writer su tele 70x100 cm, sono appese ai muri dei corridoi dell'azienda per accompagnare il visitatore in un cammino colorato e onirico.

Il progetto si chiama Alephactory (crasi tra Aleph, la prima lettera dell'alfabeto fenicio e di quello ebraico, ricca di significati simbolici, e l'inglese factory, stabilimento) e rappresenta "il matrimonio" tra l'antica arte della stampa, con quella della creatività urbana, tra le forme più innovative dell'arte contemporanea, fatta di opere realizzate su muri, spesso "tristi", di periferie metropolitane. Nove giovani writers, su gru e carrelli con le immancabili bombolette spray, hanno disegnato i nove "pannelli", ognuno con un preciso stile grafico, lavorando sulle pareti dello stabilimento per oltre un mese. L'iniziativa è lo spunto per conoscere una realtà imprenditoriale che, a dispetto della crisi, cresce in termini di fatturato e di occupazione. Come spiega Vincenzo Boccia, AD di Arti Grafiche Boccia, vicepresidente nazionale e presidente della Piccola Industria di Confindustria.

Che cosa vi ha spinto a trasformare una facciata dello stabilimento in un'enorme opera d'arte?

Alla base ci sono l'amore per le arti figurative, per la bellezza, e la grande attenzione della mia famiglia (Vincenzo Boccia è a capo dell'azienda con il padre, Orazio Boccia, Presidente eVincenzo, Orazio e Maurizio Boccia fondatore della società, e il fratello Maurizio, Consigliere d'amministrazione con delega ai nuovi investimenti e alla produzione, ndr) ai luoghi del lavoro: la fabbrica è per noi una comunità, un luogo di idee e progetti, un laboratorio creativo, per uscire dalla monocromia - tanto per usare il linguaggio tipico del nostro settore - dello stabilimento. E così, quando nel 2008 raddoppiammo gli spazi, per ospitare una prima istallazione europea di macchinari innovativi, pensammo di costruire un percorso di bellezza, di equilibrio, per liberare la struttura dal grigiore dell'area industriale.

Com'è nato il progetto Alephactory?

La scintilla è scoccata dall'incontro con Inward, l'osservatorio internazionale sulla creatività urbana, attraverso il quale abbiamo scelto nove writers italiani che hanno interpretato la B di Boccia: ne è uscita una sorta di storia della scrittura e dei caratteri di stampa, da un Bodoni stilizzato, alla "citazione" dell'arte amanuense, fino alla forma fiorita di un tatuaggio su una figura di donna. I nove disegni sono stati riprodotti su tela e sono esposti nei corridoi dell'azienda. Non solo: con i nostri macchinari, di ciascuno abbiamo realizzato 90 litografie, con certificato notarile, rendendole "un prodotto" che sintetizza il core business di Boccia, la stampa, appunto. Abbiamo, infine, regalato i primi esemplari a tutti gli oltre 150 dipendenti, in uno spirito di fidelizzazione delle persone che lavorano con noi, affinché potessero avere in casa un opera d'arte realizzata da loro stessi. L'arte dà valore all'industria e l'industria dà valore all'arte.

Si sente dalle sue parole che per voi conta molto il rapporto con le risorse umane…

È vero. La nostra è un'azienda concepita come una collettività. Consideri che nella parte posteriore delle tute di ogni nostro collaboratore sono stampati il nome del collaboratore stesso, il nostro logo, la bandiera italiana e quella europea: tutto questo dà subito l'idea di un'azienda fatta di persone, non di numeri. Abbiamo un grande rispetto per chi lavora per noi, un rispetto che non è solo formale: nel 2008, per esempio, abbiamo realizzato un premio di partecipazione (che volutamente non abbiamo chiamato "di produzione"), un primo tentativo di scambio salari-produttività, che prevedeva, e prevede tutt'ora, livelli di flessibilità dal lunedì alla domenica, 24 ore su 24. La nostra azienda non si ferma mai. Siamo una comunità e anche se lavoriamo moltissimo all'estero, siamo una realtà molto legata al territorio che ci porta ad avere una vera responsabilità sociale. L'azienda, tra le altre cose, ha le certificazioni di qualità, ambientale, certificazione etica e di bilancio, che non sono questioni di immagine, ma di coerenza. Acquisire queste certificazioni è stato per noi naturale, non abbiamo fatto alcuno sforzo all'interno perché operavamo già secondo certi criteri. A volte, anche se poche per fortuna, le certificazioni servono alle aziende meridionali per far superare i pregiudizi.

A questo proposito, voi siete una realtà del Sud che si è affermata nel mercato estero: come avete fatto?

In effetti, rappresentiamo un'"anomalia": siamo cresciuti prima all'estero e poi in Italia. Fino a poco tempo fa avevamo un fatturato che era per il 65 per cento Europa e per il 35 Italia. Ora stiamo crescendo anche a livello nazionale, tanto che, negli ultimi 3-4 anni, abbiamo incrementato del 60 per cento il livello di occupati a tempo indeterminato e di questo siamo particolarmente orgogliosi, visto che operiamo in un settore maturo. Eppure, nonostante, la carta stampata abbia avuto non pochi problemi nella fase recessiva, vuoi per il calo della raccolta pubblicitaria che ha comportato una contrazione delle pagine stampate, vuoi per i cambiamenti dovuti ai new media, questa è un'azienda che negli ultimi 15 anni ha avuto un incremento di fatturato totale di oltre il 300 per cento. Siamo passati da 16 milioni nel 2004 a 43 milioni di euro del 2010.

di Clareta Muci per il sole24Ore.com

 

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Tuesday, 06 December 2016
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