Come si fa a raccontare tutta l'arte, la vita e le opere di Gilles Barbier? Una retrospettiva di 25 anni di lavoro di un artista non è facile. Abbiamo visto Barbier e i suoi personaggi indossare tante maschere: é stato un nano, una foresta vivente, un uomo con il fucile, un re ed un uomo d'affari ubriaco. I suoi personaggi sono stati perfino uomini a cavallo di banane; abbiamo riconosciuto Barbier sotto le spoglie di così tanti personaggi che viene da chiedersi chi c’è veramente dietro questi pupazzi. Si prova un profondo imbarazzo a dover raccontare in pochi caratteri tutta l’arte plastica di Gilles Barbier.
Per questa impresa partirei dalla fine, ovvero dall'opera che più di tutte sembra voler raccontare la fine: non la fine dell’arte, ma la fine di un’epoca, la nostra.

Tra vecchi e nuovi film, tra remake e comics mania, i super eroi che abbiamo inventato raccontano molto di noi e delle nostre proiezioni. Gilles Barbeir li prende in prestito per smontare un mito e decretare la fine di un‘epoca. Un'impresa che a pochi è concessa. Questo è quello che in effetti Barbier fa nel suo ospizio: l'opera L'Hospice del 2002, un ospizio popolato da supereroi decrepiti, doloranti, affranti dalla vita e dall'artrosi, spossati nell'animo e nel fisico.
L’Hospice vuole chiudere definitivamente con un’epoca, rappresentando i supereroi sconfitti non dal supercattivo di turno ma dall’inevitabile scorrere del tempo. Un posto triste, spoglio e asettico dove troviamo un Hulk paralitico, Wonder Woman con dei seni scesi, Superman sostenuto da un deambulatore e Capitan America ingrassato e disteso su una barella. Insomma, ecco a voi i colleghi di una vita, malridotti e acciaccati, intenti a passare insieme gli ultimi giorni di una vita gloriosa.
Questo triste quadretto è la rappresentazione di quello che non dovrebbe essere e che non vorremmo vedere, ma in realtà ci siamo noi in quello ospizio, noi che abbiamo creato questi supereroi per sopperire alle nostre mancanze e non capiamo che non bastano i miti: per affrontare la vita ci vuole molto più coraggio di cosi!

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Monday, 05 December 2016
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