Giusy Amoroso è un'artista 3D che realizza opere sorprendenti incentrate sul corpo umano, diciamo che si tratta di personaggi fuori dal comune frutto della sua immaginazione.
Si fa presto a dire 3D. Ma cosa significa esattamente?
Dunque, la computer grafica 3D si basa sull’elaborazione di modelli virtuali in 3D da parte di un computer.
Come si realizzano questi modelli?
Attraverso equazioni matematiche che variano da quelle meno complesse per creare geometrie semplici quali una sfera o un cubo per esempio, a quelle più complesse che generano cose fuori dal normale.
Questa è solo la prima fase della creazione, poiché vi chiederete come sia possibile avere come effetto finale un'immagine che talvolta può sembrare reale?
In questo ultimo caso parliamo di "Rendering".
Che cos'è il rendering?
Il rendering è la generazione 2D di un immagine. Anche in questo caso si parla di algoritmi che elaborano e definiscono il colore in ogni punto dell'immagine.
Ancor prima di generare l'immagine finale bisogna appliccare i materiali/texture all'oggetto o più oggetti creati. E qui parliamo di texture mapping: un’immagine (texture) viene “spalmata” sulla superficie di un oggetto, come un planisfero su una sfera per creare un mappamondo.
 

Per raccontarvi il complesso lavoro di Giusy Amoroso abbiamo dovuto fare una piccola digressione sul tema perché la sua tecnica è davvero complessa e non è di immediata comprensione.
Il termine corretto, per definire e catalogare quello che Giusy fa è l'acronimo CGI (Computer Generates Imagery), che letteralmente significa "Immagini generate al computer" e che si usa per definire la Computer grafica 3D, evitando di creare confusione soprattutto nell'ambito cinematografico.
Oggi se parliamo di "3D" al cinema il pensiero comune si rivolge agli occhialetti per guardare i film in "3D". Ma è totalmente fuori tema perché quello che Giusy fa è piuttosto 3D stereoscopica e non ha nulla a che vedere con la computer grafica 3D.
 
Abbiamo fatto a Giusy qualche domanda perché c'è qualcosa che ancora non ci torna...
 
-Cosa ha spinto una giovane creativa a scegliere questo campo e non altri?
Bella domanda. Vorrei ripercorrere con voi i miei ultimi 9 anni.
Appena finito il liceo ho frequentato per 3 anni l'università Sociologia a Roma. Sono sempre stata amante delle arti umane in particolare dell'antropologia culturale e la psicologia sociale.
Ma col passare del tempo sentivo il bisogno di andare oltre, non ero felice poiché non riuscivo a tirar fuori in nessun modo quello che avevo dentro, non riuscivo a trovare il modo di incanalarlo...
Mi piaceva dipingere e disegnare, in particolare avevo la passione per il disegno architettonico così decisi di studiare Interior e Product design.
Ricordo ancora quegli anni, i più belli e decisivi della mia vita, e per la prima volta approcciai all'universo della computer grafica 3D iniziando a realizzare principalmente interni e architetture oltre che oggetti industriali.
Da li è nata la mia passione per il 3D, perchè tutto quello che mi insegnavano lo convertivo e usavo in maniera differente, era una droga.
La cosa più affascinante di questo lavoro è che non ci sono limiti. Puoi creare qualsiasi cosa hai in testa e farlo sembrare reale.
Finita l'accademia ho deciso di dedicarmi solo a questo e ho imparato tantissime nuove tecniche e nuovi softwares da sola con i tutorial online ma non bastava. Ho deciso così di iscrivermi ad un master di 3D computer grafica dove ho imparato tante cose tra cui l'animazione.
Ad oggi quella che era solo la mia passione, è diventato un lavoro a tempo pieno.
Lavoro come freelancer e sono felice, ma la cosa più soddisfacente è realizzare nel migliore dei modi le richieste dei clienti e renderli felici e soddisfatti a loro volta.

-Ora invece parliamo di alienazione e desiderio di evasione. Sono temi ricorrenti nei tuoi lavori, questo immaginario come si colloca nella tua vita?
Mi arricchisco di tutto ciò che mi circonda, guardo, osservo e assimilo tutto per poi tramutarlo in qualcosa di diverso, qualcosa che va oltre ciò che siamo solitamente abituati a guardare.
O forse perché la maggior parte delle persone si limita solo a guardare superficialmente e non ad osservare le cose.
L'alienazione nel mio caso è l'assimilazione del mondo e la tramutazione di tutto ciò che ho assimilato in arte.
E' difficile tante volte condividere con gli altri quello che ho dentro, è difficile far capire alle persone con le quali mi rapporto quotidianamente i miei pensieri e le mie necessità.
La via più diretta è quella di comunicare attraverso le immagini, proprio come fanno i bambini.
 
 
 
 
All images ©Giusy Amoroso
 
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Monday, 18 February 2019
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